4 – 9 Agosto 2008

Settimana movimentata per tutti i volontari: il Tour Solidale impazza per la Liguria e per la Corsica!!!

4 Agosto 2008
Estate inoltrata…caldo afosissimo…gente in vacanza…ma Stefano, Alfredo, Giuseppe e Valentina continuano inesorabili a lavorare in ufficio. Stasera ennesima tappa del Tour Solidale…la meta? L’incantevole Comune di Noli…
Solite telefonate di routine con volontari ed artisti, tutto pronto… si attende solo l’ora X
H18:15
Tutti Pronti… VIA!!! Stefano, Alfredo, Giuseppe, Valentina, Debora, Samuele, Angelo, Cristina e Stefania partono entusiasti e trepidanti alla volta della Provincia di Savona.
H19:00
L’incantevole scenario del borgo di Noli stupisce tutti… L’assessore Peluffo e il Sig. Varino accolgono nel migliore dei modi volontari e artisti. Il palco viene preparato e tutte le strumentazioni assemblate dai ragazzi della One Night Band, Iannà Tampé e Alfredo, i gazebo che ospiteranno le mostre fotografiche vengono allestiti da tutti i volontari…
Tutto è pronto… “pausa cena”: meravigliosi cabaret di pizza e focaccia e bottiglie d’acqua ( offerte dal Comune ospitante) ristorano i ragazzi accaldati e affamati dopo il lavoro di preparazione.
H21:30
Si parte con la proiezione, sul palco, del video, tutto il pubblico presta attenzione alle immagini della scorsa missione (Saharawi - 2007).
Il film-documetario è terminato, ma l’attenzione della gente non si sposta…tutti a bocca aperta sono ipnotizzati dalle fiamme dei giocolieri Iannà Tampé… bambini meravigliosamente stupiti, genitori entusiasti, persone affacciate alla finestra incredule e felici…quando l’ultima lingua di fuoco si spegne si scatena il ritmo dello Ska della One Night Band… tutti, ma proprio tutti si liberano nel ballo, prende vita autonomamente il furore dell’aggregazione solidale!!!!
H24:00 STOP alla musica!!!lo spettacolo è finito! Alcune delle persone che hanno partecipato alla serata rimangono sulla piazza a scambiare idee e opinioni con i volontari.
Dopo un’ora tutto è pronto per il ritorno alla base…anche se per Stefano, Alfredo, Valentina, Debora, Samuele, Ester e Stefania la nottata non è fatta per riposare, ma per prepararsi a salpare per la Corsica...
5 Agosto 2008
H 05:00 la sveglia suona per tutti i volontari: appuntamento alle 6:00 a Sampierdarena, Samuele, l’autista ufficiale del SolidarBus, parte direttamente da Voltri.
H 7:00 tutti arrivati al porto di Vado… Stefano, Alfredo, Valentina, Samuele, Debora, Ester, Stefania e Cristian Kou sono pronti a salire sul traghetto…
La nave accarezza l’acqua del mare, Savona ci saluta da lontano e la brezza mescolata alla salsedine accarezza i volti dei volontari che si godono questo unico attimo di relax meritato…
H14:00 Bastia ci accoglie… il Solidarbus maestosamente discende il portellone della nave…gli occhi di tutti guardano il mezzo più solidale del mondo!!!! Comincia l’opera di sensibilizzazione anche in Corsica.
La meta è Calvì… i volontari sono pronti per l’attraversata che inizia alle 15:00… una piccola carovana prende vita per le strada della splendida isola…
H19:00 dopo scorci mozzafiato, panorami bucolici, profumi inebrianti e brezza caldissima la carovana solidale approda alla discoteca Acapulco: divertire e comunicare è il motto dell’Associazione: per tutta la notte, fino alle 7 di mattina, il Solidarbus è rimasto aperto per tutti, le visite sono state tante e ogni visitatore , corso, francese, italiano, tedesco…è rimasto colpito dalle immagini delle missioni e dei danni collaterali delle guerre. I volontari, dopo due giorni NO-STOP, alle 08:00 possono finalmente riposare per qualche ora.
H10:00
Tutti in piedi!!! Le 3 ore di sonno sono state apprezzate… Per Stefano, Alfredo, Valentina, Samuele, Debora, Ester e Stefania inizia una nuova giornata di Tour, prossima tappa: La Siesta… Il Solidarbus sulla spiaggia è uno spettacolo da vedere…i volontari sono soddisfatti e contenti, la stanchezza è stata premiata.
Il mezzo è sempre pieno di visitatori di diverse nazionalità… l’intera spiaggia è coinvolta dalla musica proveniente dalla consolle del Bus…questa è proprio una tappa esplosiva!!
H20:00
Le porte del Solidarbus si chiudono, per i volontari una cena con prodotti del posto…tutto buonissimo, tutto bellissimo!!!
H24:00
La compagnia solidale può finalmente godere di una’intera notte di riposo, domani Savona gli attende…

9 Agosto 2008
Il caldo della Corsica è ormai un lontano ricordo, per i volontari la tappa di questa sera è all’insegna del fresco della campagna di Tiglieto.
H 18:00
La compagnia solidale arrivata a destinazione si dirige nel locale ospitante: il Banila, prende il via l’operazione di montaggio…
Operativi al massimo in meno di un’ora palco e mostre fotografiche sono pronte, la cena si consuma velocemente e in un batter d’occhio le lancette dell’orologio si posizionano sulle 21:30: la proiezione del video parte, dopodichè la One Night Band si fa conoscere anche tra i ragazzi del Banila.
H01:00
Serata terminata tra entusiasmo e sensibilizzazione…un altro successo per il Solidarbus!!!!

La settimana dei volontari è stata molto impegnativa, ma ricca di emozioni…e adesso…procedono…si preparano alla prossima tappa!!!

30 Luglio 2008

In ufficio, come tutte le mattine che precedono l’uscita del Solidarbus, si telefona ad artisiti e volontari per stabilire orario e luogo di ritrovo.
H 18:00 Sandra e Valentina alla guida delle auto passano a prendere le volontarie: Cinzia, Ester, Cristina, Stefania, Sabina e Debora; tutto è pronto si parte per la volta di Albisola Superiore luogo che ospiterà la serata del Tour Solidale di stasera. Rispettando la tabella di marcia, alle ore 19:00 volontari e artisti sono accolti dallo splendido mare e dai profumatissimi oleandri del comune ospitante. Da subito ha inizio la preparazione: allestimento del Solidarbus e del palco, con rispettive prove tecniche.
H 20:40 tutta l’equipe si ferma per la cena: 15 pizze cortesemente offerte dal Comune di Albisola Superiore.
H21:30 Le fiamme mirabolanti degli Iannà Tampè ipnotizzano tutto il pubblico e i passanti…i bambini entusiasti osservano rapiti le scintille di fuoco che giocano e si intrecciano per aria. Lo stupore è sostituito dal ritmo contagioso della One Night Band che tramite la musica unisce in balli e divertimento persone di diverse fasce di età.
Stefano e Giuseppe, mentre le note inebriano le orecchie di tutti i partecipanti alla manifestazione, rilasciano un’intervista a CANALE SKY 916.
H 00:15 Anche questa tappa si è conclusa con grande successo e partecipazione da parte del pubblico. I volontari tra una risata e uno sbadiglio cominciano a smontare tutte le attrezzature…sognando un po’ di meritato riposo.

26 Luglio 2008

In ufficio la tensione si dirada: i progetti sono stati completati e la missione è volta al termine. Oggi alle ore 14:00 all’aeroporto di Roma - Fiumicino è previsto il rientro di Stefano Rebora, Roberto Cionini, Giuseppe Rizzo e Roberto Delucchi.
Sandra, Yoghi e Valentina continuano il proprio lavoro in ufficio, aspettando la telefonata dei 4 volontari…15:10, con un’ora di ritardo il cellulare squilla! Un’altra missione si è splendidamente conclusa, tutti gli obiettivi sono stati raggiunti, la consegna di pacchi famiglia, kit didattici e medicamenti (principali materiali raccolti, grazie alla popolazione ligure) ha avuto un ottimo esito. In tutto l’ufficio si respira aria di gioia e soddisfazione: all’esperienza di cooperazione internazionale dell’Associazione, si aggiunge la tredicesima missione umanitaria.

18 – 25 Luglio 2008

Sandra, Yoghi e Valentina sono impegnatissimi a finire i progetti e nel frattempo seguono con trepidazione le ultime giornate di missione.

Sabato 26 Luglio, La Partenza

Alle ore 00.00 la delegazione sale sulla macchina che li porterà a Tindouf, aeroporto dal quale inizierà il viaggio di ritorno verso l’Italia, dove l’arrivo è previsto per le ore 14.00.
Ore 02.00 Parte l’aereo in direzione Algeri, che effettuerà scalo a Bechar, i volontari provano a riposarsi un po’.
Ore 5.30 l’arrivo ad Algeri: Giuseppe e Stefano si recano nella sede della Croissant Rouge Algerien, l’Ambasciata Italiana e l’Ambasciata Saharawi ringraziare le istituzioni del sostegno donato e relazionare sui risultati di missione.
Durante gli spostamenti attraverso Algeri una constatazione: quella che all’arrivo un mese fa aveva si presentava ai volontari come una grande città di un Paese in via di sviluppo, caotica e carente di infrastrutture, sembra ora, dopo i campi profughi, la più evoluta delle città europee.
Ore 09.00 Aeroporto di Algeri: Amirouche Lebbal, il giornalista che aveva seguito i primi due giorni di viaggio del convoglio umanitario, abbandonando poi il suo incarico per le condizioni troppo dure di viaggio, va ad intervistare i volontari dell’associazione per catturarne le prime impressioni a caldo dopo la missione. Ore 10.30 l’imbarco per Roma.
Alle 12.45, 13.45 ora italiana, l’arrivo a Roma: si ritirano i bagagli e si affitta una macchina per tornare a Genova.
Alle ore 15.00 inizia il viaggio verso casa: le infrastrutture funzionanti, gli alberi e gli spazi verdi intorno ai volontari non passano sicuramente inosservati. Alle ore 20.30 l’arrivo a Genova.
È terminata questa esperienza che ha dato la possibilità ai volontari di avvicinarsi, facendosi portavoce della solidarietà di un’intera Regione, ad un popolo che, come troppi altri nel Mondo, è troppo spesso dimenticato.

Giovedì 24 e Venerdì 25 Luglio, Campi Profughi Saharawi

In questi due ultimi giorni, i volontari hanno avuto tempo e modo per poter parlare in maniera più approfondita della situazione e dello stile di via nei campi direttamente con la popolazione. Diverse sono state le testimonianze raccolte, tutte caratterizzate da un punto comune: la consapevolezza che un certo tipo di cooperazione ha portato vantaggi solo per alcuni e non è stata indirizzata al complesso della popolazione, instaurando differenze sociali ed una mentalità individualistica mai esistita nella società Saharawi. Diverse sono state le testimonianze di chi ha lavorato per un certo periodo di tempo per il progetto di qualche associazione, spagnola piuttosto che italiana, abbandonando la collaborazione nel momento in cui si è accorto di movimenti poco chiari, soprattutto di denaro che non veniva utilizzato interamente per il supporto del progetto stesso.
Naturalmente, qui nei campi profughi, c’è anche chi lavora con onestà per il popolo; l’impegno di tutte queste associazioni deve essere quello di denunciare tali comportamenti, per non permettere che si instauri qui lo stesso sistema contro cui un’associazione umanitaria si oppone in casa propria. La Media Luna Roja saluta i volontari con un incontro per stilare il resoconto della missione e soprattutto per discutere su come migliorare la collaborazione per il paternariato di interventi futuri.
Nella serata di venerdì i saluti con la famiglia Sayda Sidati, che ha accolto i volontari con un affetto pari a quello riservato ai famigliari; la gratitudine del gruppo di missione non ha bisogno di molte parole per essere espressa.

Mercoledì 23 Luglio, Campi Profughi Saharawi

Per le ore 08.30 di questa mattina è fissata la visita all’istituto scolastico della 27 de Febrero. Giuseppe, Roberto C. e Roberto D. si recano nella scuola per cercare di capire le problematiche legate all’istruzione nei campi profughi e documentare l’incontro.
Siamo nel mese di Luglio e naturalmente anche qui è periodo di vacanze scolastiche, ma i volontari hanno la possibilità di far visita ad una lezione di alunni tra i 12 ed i 16 anni che durante l’anno studiano in Algeri, impegnati nello studio del francese.
In una classe dove il pavimento è in terra battuta, le pareti hanno solo un vecchio ricordo dell’intonaco ed il tetto è in lamiera, l’insegnante fa la sua lezione ad una attenta classe di ragazzi seduti su vecchi banchi. Il fatto che nessuno di loro abbia uno zaino o una cartella coglie l’attenzione dei volontari.
Dal successivo incontro con alcuni insegnanti sono emerse diverse constatazioni di interesse per comprendere le difficoltà del sistema scolastico: qui le classi sono composte da una media di 45 alunni, il che rende ovviamente difficoltoso un adeguato insegnamento. Il sistema scolastico è preposto all’insegnamento fino alla classe VIII, la nostra III media, dopo di che i ragazzi che possono continuare gli studi si devono recare in Algeria o in Libia, Paesi che accolgono, con limitazione di numero, gli studenti Saharawi. Penne, matite, quaderni ed il materiale didattico, spiegano gli insegnanti, vengono distribuiti d un programma dell’ONU solo ad inizio anno; col passare dei mesi spesso gli alunni si ritrovano senza materiale scolastico. I libri di testo sono in dotazione ai soli insegnanti o, per alcune materie scientifiche, c’è 1 libro ogni 4/5 studenti. Esiste anche un altro problema di ordine pratico: per molti insegnanti e alunni la scuola rimane distante diversi km, da percorrere tutte le mattine o con un passaggio di fortuna o a piedi, per la mancanza di un sistema di trasporto scolastico. Per quanto invece riguarda l’impegno degli studenti, “i bambini sono bambini”, spiega una maestra, quindi è molto difficile mantenere l’attenzione in classi così numerose, ma è altrettanto vero che una volta arrivati al VI anno di corso (la nostra I media) gli alunni prendono piena coscienza dell’importanza dei loro studi, indispensabili per riscattarsi da una situazione altrimenti senza speranza. A tal proposito, quello della ricerca di un lavoro al termine degli studi è un altro enorme problema: sono molti infatti coloro che sono costretti a lasciare le proprie famiglie per tentare la ricerca di un lavoro in Algeria o, per chi ha il passaporto, a Cuba o in un paese europeo.
I volontari ringraziano sentitamente gli insegnanti per la loro disponibilità. Si torna a casa per attendere l’incontro serale con il Capo del Governo della Repubblica Araba Democratica Saharawi, il Ministro Abdel Kader.
Prima di tale incontro istituzionale i volontari fanno la conoscenza di un gruppo di giovani locali riuniti nell’Associazione “Brigada Sumud”, molto attivi in opere di volontariato nei campi quali assistenza agli anziani ed ai più bisognosi di aiuto, con i quali istaurano subito un’ottima sintonia lasciandosi con la promessa di un’eventuale collaborazione futura.
Alle ore 20.00 l’incontro con il Primo Ministro, che ringrazia l’associazione per il lavoro svolto, congratulandosi per il grande apprezzamento riscontrato nella popolazione, dando la sua completa disponibilità nell’appoggiare music for Peace nella realizzazione di progetti futuri.
Alle ore 22.00 una sorpresa per il gruppo: il Presidente della Media Luna Roja ha organizzato per la delegazione italiana una festa con uno spettacolo di musica e danza tradizionale Saharawi.
Dopo la festa, una lunga chiacchierata fino a notte inoltrata con i ragazzi dell’associazione Brigada Sumud per approfondire la conoscenza reciproca e tenere aperta la possibilità di un futuro paternariato.

Martedì 22 Luglio, Campi Profughi Saharawi

Con la giornata di oggi iniziano gli ultimi preparativi e gli ultimi incontri prima della partenza.
Mentre i volontari sistemano gli aiuti lasciati in donazione alla Media Luna Roja Saharawi che si occuperà di distribuirli alla popolazione ed alle istituzioni secondo le necessità, arriva una notizia che da l’idea della difficoltà di vita nei campi: la quasi totalità della wilay di Smara è rimasta senz’acqua; per noi è molto difficile immaginare cosa voglia dire vivere nella continua minaccia di trovarsi senza neanche l’acqua per bere.
Alle ore 10.30 la delegazione viene ricevuta dal nuovo direttore del protocollo Habibullah Mahamed Kori, al quale i volontari palesano le loro perplessità sulla gestione degli internazionali, che rispetto all’anno scorso sembra quasi “turistica” non facendo distinguo tra chi viene a visitare i campi e chi viene per lavorare. Alle ore 11.30 i volontari fanno nuovamente visita alla Farmacia Centrale, per comunicare che durante questi giorni hanno trovato chi è interessato al materiale medico portato con la carovana: l’ospedale di Smara, quello della 27 de Febrero e soprattutto l’ospedale di Tiffarity, che verte nelle condizioni peggiori.
Dopo il pranzo si parla con Ammi per organizzare un’importante visita durante una lezione scolastica e poter parlare con gli insegnanti delle problematiche legate all’istruzione.
L’afoso pomeriggio passa anche oggi al riparo dal sole dentro la jaima: dalle 13.30 alle 18.30 la vita dei campi si ferma per il troppo caldo. Continua il lavoro sulla documentazione per l’Italia.
Cala l’ennesima notte di vento caldo sui campi profughi Saharawi.

Lunedì 21 Luglio, Campi Profughi Saharawi

La stanchezza si fa sentire in questo 25° giorno di missione. La sveglia suona alle ore 07.00 ed il caldo anche oggi è già opprimente.
Alle ore 08.00 viene caricato il camion di aiuti diretto a Smara, la wilaya più grande dei campi profughi: 604 pacchi famiglia e 1208 kit didattici da destinare alla popolazione, in più 5 macchine da cucire, 2 compiuter completi con stampante, 8 biciclette, 3 scatoloni contenenti giochi didattici, 1 scatolone di matite colorate ed 1 di pennarelli che verranno donati al “Centro de Formaciòn y Orientaciòn Social y Juridica” istituto scolastico della wilaya che accoglie anche persone non vedenti e sordo mute.
Quest’oggi l’organizzazione della distribuzione è impeccabile e l’accoglienza è veramente calorosa. Le donne venute a ritirare i pacchi famiglia sono rimaste particolarmente colpite nel vedere un gruppo di cooperanti recarsi nel mese di Luglio nei campi profughi e partecipare in prima persona allo scarico degli aiuti; per questo tutte le rappresentanti delle daire hanno detto ai volontari che la loro riconoscenza è doppia, perché l’estate è un momento di ancora maggiore necessità dovuto al caldo che diminuisce esponenzialmente le attività umanitarie.
Sono le ore 10.40: la visita e la consegna del materiale nella scuola della wilaya avviene dopo aver effettuato la distribuzione in 3 delle 7 daire previste per oggi. Ad accogliere il gruppo di missione la direttrice Hecha Bella, che ringrazia sentitamente tutti coloro che hanno reso possibile la donazione recapitata da Music for Peace.
Sono le ore 13.15 quando ci si appresta ad effettuare l’ultima distribuzione della giornata. In ognuna delle daire visitate, donne, bambini ed anziani hanno accolto con affetto i volontari, comprendendo cheil pacco donato, oltre ad essere un prezioso aiuto per la situazione immediata, è l’espressione della vicinanza e della solidarietà di chi vive a migliaia di chilometri da loro, facendo sentire meno sola questa popolazione troppo spesso dimenticata.
Alle 19.00 i volontari, contenti per il lavoro svolto, tornano nella wilaya di adozione.
Chiacchierando con Mariem, madre della famiglia che ospita il gruppo, si fa palese quella che i volontari, percorrendo da Nord a Sud l’Algeria, avevano intuito: la posizione della donna, in un mondo fortemente patriarcale e maschilista come quello arabo, sta inevitabilmente cambiando, parallelamente all’elevarsi del grado di istruzione della popolazione femminile, proprio come accadde in Italia ed in tutto il mondo occidentale non più di 50 anni fa.
Lo stesso velo, argomento di infinite elucubrazioni nel nostro massmediatico mondo occidentale è paragonabile, ne più e ne meno, al fazzoletto nero sulla testa delle nostre nonne del Sud o dei piccoli paesi italiani, abituate sin da giovani a coprire una parte della donna considerata espressione di sensualità, per evitare di indurre in tentazione (e qui entra in ballo la religione, tanto cristiana quanto musulmana) l’uomo. Ad Algeri o ad Orano, le due maggiori città algerine, la percentuale delle donne che si coprono con la almalahafa (il velo) è ormai la stessa di quelle che hanno abbandonato questo lato della tradizione, vivendo perfettamente integrate all’interno della società. Naturalmente, scendendo più a Sud, la situazione è ancora differente e le poche donne che non portano più il velo o fumano per la strada subiscono uno screditamento sociale, ma questo non fa altro che rafforzare il precedente paragone con l’Italia di non troppi anni fa. Che se ne dica dalle nostre parti, un cambiamento sociale in questo senso è ormai avviato.
Questo dovrebbe far pensare che alla fine dei conti tutta la supposta differenza tra mondo arabo e mondo occidentale è una menzogna costruita ad arte da che ha interesse a tenere la popolazione mondiale sempre in lotta ed in continua tensione interna, per poter in questo modo più agevolmente controllarla e scongiurare la temutissima possibilità di dover affrontare un popolo unito che, parafrasando David Lloyd e Alan Moore, fa paura ai governi.
La conversazione va avanti per molto, dando vita ad un bello scambio interculturale.
Termina la giornata; i volontari vanno a riposare sicuramente stanchi ed altrettanto sudati, ma contenti per la grande esperienza che stanno vivendo.

Domenica 20 Luglio, Dajla, Campi Profughi Saharawi

Ore 05.30: l’afa ed il caldo di ieri non hanno dato alcuna tregua durante la notte.
Alle ore 06.00 la partenza verso la wilaya di Dajla, la più distante di tutti i 5 villaggi che formano i campi profughi e per questo quella che si trova nella condizione di maggiore necessità.
Sono 164 i km che separano il villaggio di destinazione dal resto della comunità, 110 di strada relativamente asfaltata e comunque agevolmente percorribile, i restanti da percorre tra l’arida terra del deserto, rendendo ancora più difficoltoso l’approvvigionamento della wilaya.
Alle 07.40 si sono percorsi i primi 100 km di cammino; il piccolo convoglio si trova a pochi chilometri da Ghar Gbeilat, regione algerina dove si trova la miniera di ferro più grande del mondo: il Marocco accusa l’Algeria del fatto che l’unico interesse del Paese ad aiutare la popolazione e la causa Saharawi si la volontà di trovare uno sbocco sull’Oceano Atlantico per questa miniera.
Dopo un’altra ora di cammino i volontari fanno il arrivo all’interno della wilaya. Sono le 08.30 e la temperatura, in questa zona del profondo deserto, supera già i 45°.
Purtroppo ad accogliere il container di aiuti l’organizzazione non è delle migliori. Il responsabile del villaggio, una sorta di sindaco, avrebbe dovuto avvertire le famiglie dell’arrivo degli aiuti umanitari, per facilitarne la distribuzione. A causa del mancato avviso, nei primi tre quartieri le famiglie presenti nel punto scelto per la distribuzione sono state di molto inferiori al numero prestabilito, non permettendo la consegna diretta del pacco di aiuti alimentari e costringendo i volontari a lasciare gli aiuti in consegna alla responsabile di quartiere, ma soprattutto no potendo spiegare alle famiglie il senso profondo dietro ad un aiuto che sicuramente da solo non è sufficiente a risolvere i problemi: il gesto di solidarietà di tutte quelle persone che hanno voluto dimostrare la loro vicinanza con questa popolazione con un gesto concreto, portando personalmente a Music for Peace ogni singolo chilogrammo contenuto all’interno del pacco famiglia.
Il caldo è veramente insopportabile; nel passaggio da un quartiere all’altro è difficilissimo incontrare qualcuno per strada.
Alle 12.35 finisce la distribuzione.
Le famiglie raggiunte sono state 526, suddivise in 6 daire.
Il forte caldo di questa zona è dovuto al fatto che il villaggio risiede in una vallata depressa rispetto al livello del territorio circostante; inoltre la grande distanza dai campi e da qualsiasi città algerina ne fa un luogo dove è realmente duro vivere.
Dopo essere stati ospitati in una jaima per mangiare e riposarsi un po’, i volontari intraprendono il viaggio di ritorno verso la wilaya di Rabuni.
Alle ore 19.00 dopo tre ore di viaggio il gruppo è nel magazzino generale per preparare la consegna di domani nella wilaya di Smara.
Alle ore 20.00 un momento molto importante e sentito per i volontari: l’intervista a Elkanti Balla, un giovane che ha vissuto la tremenda esperienza, tra il 1987 e il 1991, di essere rinchiuso nelle carceri marocchine del Sahara Occidentale, con la sola colpa di essere Saharawi.
Il racconto è toccante: i quattro anni di reclusione sono stati contaminati da innumerevoli interrogatori dove, utilizzando le più barbare ed illegali tecniche di tortura, la polizia segreta del Marocco ha tentato di estorcerli una confessione di ammissione di attività terroristica. Durante la prigionia gli è stato negato il diritto di avere un avvocato, non ha subito nessun capo di imputazione formale e non è stato sottoposto ad alcun tipo di processo. Per quattro anni la sua famiglia non ha avuto alcuna notizia sulle sue condizioni o anche solo su dove fosse recluso. Qualsiasi contatto con l’esterno era proibito. Di 300 civili del suo “gruppo di reclusione” 250 hanno perso la vita a causa delle condizioni disumane patite.
Nel 1991, hanno della firma dell’armistizio, la scarcerazione avvenuta tramite un comunicato che proclamava la “concessione di grazia” da parte del Re del Marocco ai prigionieri Saharawi.
A questo punto l’osservazione più che corretta di Elkanti: “la grazia si da ha chi è stato condannato”.
La denuncia dell’ex prigioniero ricade anche sull’atteggiamento dell’ONU, che non rende noti i resoconti dove vengono confermate le repressioni e le violazioni dei diritti umani perpetrati dal Marocco e su quello della stampa occidentale, che nonostante i suoi tentativi di denuncia si è sempre disinteressata dell’argomento. Altro argomento toccato sono stati gli interessi gravitanti intorno alle risorse del Sahara Occidentale; terra dove vi è la terza miniera di fosfati più grande al mondo, dove la pesca sulle cte che si affacciano sull’Oceano Atlantico è abbondantissima e dove vi sono diversi giacimenti petroliferi.
Il Marocco trae cospicui benefici dal commercio di queste risorse con tutto il mondo occidentale: Australia, Stati Uniti e Comunità Europea.
Nell’ultima parte di questa toccante intervista si è parlato del muro marocchino: costruzione di 2500 che taglia a metà il Sahara Occidentale, circondato da 10.000.000 di mine ed equipaggiato con una sofisticata tecnologia militare, che per più di 20 anni ha diviso a metà migliaia di famiglie Saharawi e che giace ancora nell’oblio della comunità internazionale.
Elkanti Balla adesso è un ragazzo di 33 anni che è riuscito a superare questa tremenda esperienza e farsi una vita in Francia, dove insegna Lingua Araba in una Università di Parigi.
La serata termina con la visita del direttore della Media Luna Roja, venuto a porgere le scuse in nome del responsabile della wilaya visitata nella mattina per la scarsa organizzazione della distribuzione, gesto più che apprezzato dai volontari.

Sabato 19 Luglio, Campi Profughi Saharawi

Giornata questa dedicata al riposo ed al recupero del lavoro arretrato.
Ci si può svegliare alle 08.30, momento in cui il sole è ormai troppo alto e caldo per poter continuare a dormire.
La mattina passa sul lavoro del diario di bordo e delle foto, cercando di sopportare la grande cappa di afa che copre il cielo dei campi, che fa di oggi il giorno più caldo dall’arrivo dei volontari.
Nel pomeriggio il gruppo si reca al magazzino di Rabuni per preparare il materiale destinato a Dajla, la wilaya che si trova a circa a 170 km a sud-ovest dei campi, che verrà raggiunta nella giornata di domani. Mentre Roberto D. e Roberto C, seguono l’operazione di carico del container, Giuseppe e Stefano si recano al Protocollo, l’istituzione addetta alle relazioni con le associazioni ed ONG che operano sul territorio, per l’organizzazione del viaggio di ritorno da Tindouf ad Algeri, sulla strada che li riporterà in Italia. I volontari per poter diminuire i costi del viaggio chiedono se non vi sia la possibilità di affittare una vettura per affrontare il tragitto fino alla capitale algerina, ma a quanto pare, le autorità algerine non permetto agli occidentali di effettuare tale tragitto senza essere accompagnati da una scorta della polizia, motivando tale imposizione con il pericolo di attacchi da parte di estremisti islamici.
Alle ore 20.00 si torna nella jaima e si continua il lavoro per l’Italia.
Domani la sveglia sarà all’alba, per evitare le ore più calde durante l’attraversamento della parte del deserto che porta a Dajla.

Venerdì 18 Luglio, Sahara Occidentale, Zona liberata, Tifarity

Ore 08.00 (le 07.00 nella zona liberata): il caldo nel Sahara occidentale è più mite rispetto a quello del deserto algerino ed i volontari accolgono con piacere questa novità.
All’esterno della struttura dove il gruppo ha passato la notte, c’è la possibilità di fare la doccia con l’acqua corrente: il fatto che sia fredda non ne diminuisce la sensazione di piacere.
La mattinata di oggi è dedicata alla visita di Tifarity, prima di tornare nei campi profughi.
Il primo luogo visitato sono i resti dell’edificio intravisti ieri all’arrivo.
Chi accompagna i volontari di Music for Peace spiega loro che fino al 1975 quello che adesso si presenta come quattro mura con il tetto sfondato da una bomba era una caserma utilizzata dai coloni spagnoli. Quando la Spagna, alla morte di Francisco Franco, ha abbandonato le sue colonie, Sahara Occidentale compreso, il Marocco ha invaso i territori, occupandoli. Nel 1979 la zona viene liberata dal Fronte Polisario (la milizia Saharawi) e Tifarity inizia a diventare meta e rifugio per molti civili, costretti ad abbandonare le proprie case nel resto del Paese. Nel 1989 il Marocco lancia un raid aereo che rade al suo la città, provocando la morte di 634 tra uomini, donne e bambini, inviando, due settimane dopo, le truppe di terra per terminare l’operazione; la popolazione ed il Fronte Polisario però resistono all’attacco e salvano l’unica città rimasta all’interno dei confini della loro terra. Nel 1991 infine, anno dell’armistizio, il Fronte Polisario ricostruisce un ospedale che poco dopo la sua ultimazione viene bombardato.
A questo punto i volontari vanno a visitare il nuovo ospedale, costruito da SodePaz, associazione spagnola, in paternariato con il “Gobierno de Navarra”, regione del Nord della Spagna.
Dall’esterno, la struttura sembra essere in ottime condizioni e ben equipaggiata, ma la visione di un malato sdraiato sul marciapiede di fianco all’entrata con la sua flebo al braccio, attira l’attenzione dello staff di missione; una volta entrati e dopo aver parlato per qualche minuto con il “primario” della struttura, la situazione si presenta con tutta la sua disarmante chiarezza: nell’ospedale c’è bisogno di tutto: non esiste una linea telefonica per comunicare con l’esterno in caso di emergenze, il “primario” e due dottori sono l’unico personale dell’ospedale ed hanno in dotazione, per fare solo un esempio, un unico stetoscopio; soo una piccolissima parte (un corridoio di 10 metri con 6 stanze) di una struttura di 2000 mq è raggiunto dall’acqua corrente, non c’è l’ossigeno per operare, non ci sono i materassi ed anche se in ogni stanza vi è una rifinita targhetta con su scritto “sala ginecologica” sala operatoria” reparto pediatrico” e via dicendo, all’interno è solo un accatastarsi di letti e fili elettrici a vista, ai quali non vi è alcun macchinario collegato.
Chiedendo spiegazioni al dottore responsabile di come sia possibile che un progetto di cooperazione giace impunemente in queste condizioni, la spiegazione data è stata che, quando è stato costruito, l’ospedale era stato fornito di tutte le attrezzature necessarie per un buon funzionamento, ma che una volta fatta l’inaugurazione con le foto di rito, non è passato molto tempo che la stessa associazione madre del progetto, ne aprisse un altro a Auserd, uno dei villaggi dei campi profughi e trasferisse tutto il materiale per allestire il nuovo ospedale.
Il risultato di questo rigiro molto poco chiaro e francamente deprecabile è una “cattedrale nel deserto” assolutamente inutile ai fini pratici e tanto meno ai fini umanitari. Forse ci vorrebbe un po’ più di controllo da parte delle istituzioni competenti sulla realizzazione dei progetti.
La richiesta di denuncia da parte dei medici della struttura, accompagna la partenza verso i campi profughi della squadra di missione.
Durante il ritorno, i volontari fanno una piccola sosta ai siti archeologici di Erkeiz, tra i più antichi del mondo, purtroppo in parte rovinati dalla inconsapevolezza dei pastori di passaggio e, cosa ben più grave, da alcuni soldati dell’ONU: per quest’ultimi un cartello alla base delle grotte naturali dove si trovano i preziosi segni preistorici, ricorda che qualsiasi atto vandalico verrà giudicato da un tribunale militare.
Sono le 16.00. Il gruppo si ferma in una jaima per consumare un veloce pasto.
Bisogna ripartire, mancano ancora 350 km di strada sterrata in mezzo al deserto per arrivare ai campi.
Il viaggio è lungo e molto faticoso a causa dei continui sbalzi del terreno. I 350 km verranno percorsi in quasi otto ore.
All’una di notte i volontari, esausti, raggiungono i campi.

Giovedì 17 Luglio, Sahara Occidentale, Zona liberata, Tifarity

Ore 03.50: nel cuore della notte Stefano, Roberto C., Giuseppe e Roberto D. fanno gli ultimi preparativi per affrontare il viaggio che li porterà a Tifarity, 400 km nel deserto.
All’interno del fuoristrada fornito dalla Media Luna Roja si caricano gli zaini, i sacchi a pelo, le torce e le provviste d’acqua e di cibo; si posiziona il telefono satellitare, unico mezzo di comunicazione disponibile in caso si presentassero dei problemi; viene comunicato ai volontari che il tratto di deserto a cavallo del confine tra Mauritania, Sahara Occidentale e Algeria è teatro di traffici legati al contrabbando di droga.
Sono le ore 05.30, inizia il viaggio in direzione di Tifarity.
Dopo i primi 60 km di sballottamenti della macchina dovuti al terreno, di caldo incipiente e di polvere dai finestrini si arriva ad un posto di controllo militare Saharawi: sono le 07.15, i volontari entrano nel Sahara Occidentale libero.
Dopo ancora un’ora di viaggio tra una distesa di sabbia e terra di cui non si riesce a vedere la fine, il gruppo si ferma per preparare la colazione: vengono raccolti dei ramoscelli secchi di acacia, che con un po’ di carbone diventano la brace per preparare il tè saharawi, accompagnato da qualche pezzo di pane seduti tra la sabbia. Si riparte.
I km percorsi aumentano, portando con loro la bellezza e l’essere selvaggio di un angolo di mondo al di fuori delle mete turistiche: intorno ai volontari un paesaggio che sarebbe limitativo liquidare come “deserto”: la sabbia gialla e la terra secca che caratterizzano la zona dove sono insidiati i campi profughi qui si alternano con piccole montagne di pietra nera simile all’ardesia, colline di sabbia rossa puntellate da alberi da acacia ed immense pianure di sabbia bianca, al fondo delle quali la temperatura elevatissima e la forte luce del sole danno quell’effetto che per secoli ha ingannato chi ha avuto la sciagura di perdersi in queste terre: il miraggio dell’acqua.
Mancano 110 km alla destinazione finale, sono le 10.40. Continua il viaggio tra gli smottamenti del terreno ed il caldo che non accenna a diminuire, quando davanti ai volontari si presenta un qualcosa di inaspettato: un agglomerato di circa trenta baracche di una grandezza che non supera i due metri per tre completamente in lamiera, un piccolo gregge di capre, qualche rottame di vecchi camion forse ancora funzionanti ed un piccolo recinto con all’interno qualche barile contenente gasolio; siamo a Birlahalu, paese che con tutta probabilità non risulta segnato neanche sulle cartine geografiche. I due mezzi che compongono la piccola colonna del gruppo in viaggio, acquistano tutto il carburante a disposizione del “benzinaio” locale: 40 litri in totale, 20 litri per macchina.
Inutile cercare la presenza di una scuola.
I volontari hanno la sensazione di essersi fermati in un altro tempo.
Il viaggio prosegue, con in mente la domanda su che tipo di vita si possa condurre in un villaggio come quello appena visitato.
Alle 12.55 lo staff di missione entra nel perimetro della città di Tifarity, delimitato dalla costruzione di due statue raffiguranti due cammelli con impressa la bandiera della RASD.
La città in una posizione rialzata, strategica ai fini difensivi, si presenta ai volontari in un modo differente a quello immaginato: per ora gli unici abitanti del “centro cittadino” sono militari, arroccati in quella che dovrà essere una scuola, sulla cima della collinetta che sovrasta la zona. Il resto della popolazione è dislocata in un raggio di 15 km, raggruppata in piccolissimi agglomerati di tende, a volte di soli nuclei familiari. La zona presenta ancora i segni della guerra: il relitto di un carroarmato giace abbandonato in fondo alla piccola valle; poco più in su, i resti di un edificio bombardato ed in cima alla collinetta i resti ricomposti di un aereo dell’aviazione marocchina abbattuto durante la guerra, ad ostentare una fiera resistenza.
Alle 13.30 viene servito ai volontari, che passeranno la notte nella “caserma-scuola”, una tipico pasto del luogo: pane ed interiora di cammello.
Sono le 16.30 quando la delegazione parte per andare a vedere il Muro marocchino, a 100 km di distanza.
La zona che i volontari si apprestano ad attraversare non è delle più ospitali. I Saharawi si raccomandano di fare attenzione a dove si mettono i piedi per il pericolo di serpenti, a quanto pare numerosi. Inoltre, trattandosi di un’aerea dove per anni è imperversato il conflitto, vi è ancora un reale pericolo di mine anti-uomo e anti-carro: ad indicare un cammino sicuro ci sarà un soldato della milizia Saharawi, che conosce perfettamente il territorio ed i suoi pericoli.
Durante il cammino i volontari incontrano diverse postazioni militari, nascoste dietro piccole collinette, un di queste è fornita di quattro carriarmati; la sensazione è quella che l’armistizio firmato nel 1991 con la mediazione dell’ONU sia appeso ad un fragile equilibrio e che tutte e due le fazioni siano pronte a riprendere le ostilità in qualsiasi momento.
A scongiurare questa tragica eventualità sono molte le postazioni ONU che ancora oggi pattugliano la zona.
Avvicinandosi al muro, si moltiplicano i resti di cluster bomb (le bombe e frammentazione, che tramite un sistema di sgancio in aria di centinaia di ordigni più piccoli, elevano esponenzialmente la loro potenza distruttiva) di bossoli di cannone e di ordigni inesplosi.
Ad un tratto la delegazione si deve arrestare: a pochi metri dai volontari una montagnetta di pietre indica il limite invalicabile oltre il quale non vi è certezza della collocazione delle mine. Il muro è abbastanza lontano; rispetto allo scorso anno, la parte di muro visitata è quella che si inerpica per le vicine colline di pietra nera, dando quasi la sensazione di trovarsi di fronte ad una riproduzione della muraglia cinese. Sulla vetta di ogni collina, distanziata l’una dall’altra di circa 500 metri, si intravedono le postazioni di controllo tutt’oggi presiedute dall’esercito del Marocco. La sensazione del sopruso, nonostante la lontananza, è quasi palpabile.
Cala la notte.
Sulla via del ritorno la delegazione viene ospitata nella tenda della famiglia del militare che gli ha accompagnati. La jaima si trova in mezzo al deserto, nelle vicinanze di un pozzo per l’acqua. La famiglia riunita accoglie i volontari con la grande ospitalità che contraddistingue il popolo Saharawi: viene offerto il tè, preparato sulla brace e poco dopo un componente della famiglia si presenta con due piatti di riso e carne di capra accompagnati dalla mreifisa, pane che viene cotto in una buca nella sabbia, ricoperta di brace. La tradizione vorrebbe, spiega la moglie del militare, vera padrona del focolare domestico, che i viaggiatori si fermassero a riposare e passare la notte nella tenda. I volontari declinano con grande gratitudine l’invito; bisogna tornare a Tifarity e proseguire con il lavoro.
Sono le 00.30 quando i volontari tornano nella “caserma-scuola” dove passeranno la notte. Si continua a lavorare su foto e diario fino alle 02.00, ora in cui la stanchezza prende inevitabilmente il sopravvento.

Mercoledì 16 Luglio, Campi profughi Saharawi, 27 de Febrero

Ore 06.30: è nuovamente il freddo a dare la sveglia ai volontari, che capiscono proporzione inversa esistente tra il caldo di giorno ed il freddo delle prime ore mattutine.
Oggi la giornata è piena:
Alle ore 08.00 il gruppo è nel magazzino della Media Luna Roja a Rabuni; prima di proseguire con la distribuzione degli alimenti nella wilaya, vengono caricati i camion con il materiale da destinare rispettivamente alla “Escuela 27 de Febrero”, diretta da Fatma Bulah ed alla Farmacia Centrale di Rabuni, nella persona di Salek Maniharki.
Al centro culturale vengono consegnati 1 frigorifero, 1 computer, 1 stampante e 1 fax, che andranno a potenziare la struttura del centro delle donne, una poltrona odontoiatrica completa, che verrà utilizzata per ripristinare lo studio dentistico inattivo da 2 anni a causa della mancanza del macchinario, 8 scatole di giocattoli vari e 10 biciclette che, come accaduto lo scorso anno, verranno utilizzati come premio per gli studenti più meritevoli della scuola del centro, svolgendo in questo modo la funzione di un ottimo incentivo allo studio.
Il primo carico è pronto, si procede con il materiale da donare alla Farmacia Centrale, punto da cui vengono smistati attrezzature e medicine nei piccoli centri dislocati nei campi. I volontari, aiutati dai Saharawi, caricano sull’autocarro 980 kg di medicine e la seconda sedia odontoiatrica e contemporaneamente preparano il container degli aiuti che verranno distribuiti oggi.
Sono le ore 10.00. Il caldo è già opprimente ed accentua la fatica.
Alle ore 10.45 Roberto D., Giuseppe e Roberto C. sono a El Aayun per terminare la distribuzione delle ultime due daire non raggiunte ieri, mentre Stefano è rimasto alla 27 de Febrero per riordinare e portare avanti il lavoro dei documenti necessari per la parte burocratica della distribuzione.
Alle ore 13.15 termina la distribuzione nella wilaya di El Aayun: le famiglie raggiunte sono state 601; 601 sorrisi che hanno lasciato il segno nel cuore dei volontari.
La mattinata non è ancora finita. Sono le 14.30 quando i volontari si recano a visitare la Farmacia Centrale di Rabuni, capannone costruito con l’appoggio del governo algerino, dotato di un buon impianto di raffreddamento alimentato da grossi generatori di corrente, che permette la conservazione dei medicinali. Il direttore Salek Maniharki riferisce al gruppo che la sedia odontoiatrica ha già trovato una sistemazione: l’ospedale della wilaya di Smara.
Alle ore 16.30 possono finalmente concedersi una pausa per il pranzo.
Mezz’ora per rilassarsi un po’ ed alle 18.00 il gruppo si reca nel centro culturale “ Escuela 27 de Febrero” dove fiene scartata e posizionata la poltrona odontoiatrica che un tecnico provvederà a collegare. La gratitudine dei componenti del centro ospedaliero è grandissima: da oggi gli abitanti di questo villaggio non dovranno più percorrere 25 Km per recarsi al più vicino centro dentistico.
Alle ore 19.00 inizia la distribuzione della wilaya 27 de Febrero. Qui sono 98 le famiglie che riceveranno il pacco da 20 kg di alimenti, i due kit didattici, i giocattoli e gli occhiali da sole previsti dalla distribuzione. Il materiale portato dall’associazione per l’igiene, personale e della casa, verrà distribuito dalla Media Luna Roja.
Alle 20.30 lo staff di missione prepara il bagaglio per affrontare nella giornata di domani, i 400 km di deserto che li separano da Tifarity, l’unica delle 5 province che la resistenza del popolo Saharawi è riuscita a mantenere all’interno dei confini del Sahara Occidentale.
La notte viene passata a Smara, l’ospitalità è offerta dalla famiglia di Ammi Mohamed Salem, che accompagnerà i volontari nei territori liberati.

Martedì 15 Luglio, Campi profughi Saharawi, El Aayun

Ore 07.00: suona la sveglia per il gruppo. Oggi finalmente inizia la fase di maggior valore per i volontari: la distribuzione diretta alle famiglie; la prima wilaya dove verrà effettuata si chiama El Aayun, nome che fu della capitale del Sahara Occidentale negli antecedenti alla guerra e dove ad aspettare gli aiuti umanitari, raccolti grazie alla generosità di tutta la popolazione ligure, ci saranno 601 famiglie, le più bisognose della popolazione di questo villaggio.
Ogni famiglia riceverà un pacco da 20 kg di generi alimentari vari: 4 kg di riso, 2 kg di pasta, 5 kg di farina, 2 kg di zucchero, 1 kg di sale, 3 barattoli di pomodori, 3 barattoli di legumi, 4 scatolette di tonno, 4 scatolette di carne, 1 barattolo di miele e un pacco di biscotti; due kit di materiale didattico, ciascuno con all’interno: 2 quaderni grandi, 2 quaderni piccoli, 2 matite, 2 penne, 6 colori, un temperino e una gomma; due giochi per bambini ed un paio di occhiali da sole.
Per arrivare alla wilaya prestabilita la strada da fare è quella che porta verso Tindouf, ultima città in terra algerina. Poco prima del bivio per le due direzioni, un check point arresta i passanti per controllare che tutti siano forniti del pass necessario. Questo è il modo con cui l’Algeria controlla l’entrata e l’uscita dai campi.
Al passaggio della macchina che accompagna i volontari i militari non danno il permesso di passare: il comando algerino ha dato nuove disposizioni per il passaggio ed ora c’è bisogno di un altro tipo di permesso; l’assurdità è che è lo stesso militare a suggerire allo staff di missione di passare attraverso il deserto che costeggia la strada.
Durante l’attraversamento nel deserto Stefano rilascia una intervista a RAI News 24, che ogni due giorni segue lo svilupparsi della missione.
Sono le ore 10.30 quando i volontari arrivano nella wilaya di destinazione; il problema è che anche il camion contenente gli aiuti era sprovvisto dei nuovi documenti ed è stato costretto a passare nel deserto. Bisogna aspettare le ore 11.30 prima che il camion raggiunga i volontari.
A causa di questo contrattempo la distribuzione inizia alle 12.00; il caldo è già elevatissimo; persino alcune donne presenti per ricevere gli aiuti desistono dall’aspettare la distribuzione, incaricando parenti o vicini a tenerle da parte il pacco.
Sono le ore 14.30; le Daire (quartieri) in cui è avvenuto la distribuzione fino a questo momento sono tre; ne mancherebbero altrettante, ma questa è l’ora del massimo calore qui nei campi profughi; si decide di visitare ancora una daira; le due rimanenti dovranno essere aggiunte al lavoro di domani.
Alle 15.20 termina questo primo giorno di distribuzione. Basta il sorriso di un bambino o la riconoscenza di un anziano per essere ripagati dal caldo e dalla fatica. Il tempo di mangiare qualcosa e riposarsi un attimo ed è il momento di recarsi all’incontro istituzionale con il Ministro della Cooperazione fissato per le ore 18.00. Music for Peace è ormai nota all’alto rappresentante del popolo Saharawi, che apprezza in particolar modo la grande opera di sensibilizzazione svolta dall’associazione.
È motivo di grande soddisfazione per tutti i volontari di Music fo Peace sapere che il loro lavoro (dalla sensibilizzazione sulle piazze, al progetto educativo, alla raccolta di generi di prima necessità e non di denaro, fino alla preparazione dei container e la distribuzione diretta di questi) viene definito dal Ministro come “straordinario”.
“Il vostro pacco di aiuti” commenta “arriva in un momento in cui i Saharawi soffrono di una grande scarsità di cibo, dovuto al mancato adempimento degli accordi stipulati con l’ONU nell’ambito del PAM (programma di alimentazione mondiale).
Parlando poi della questione del Referendum atteso ormai da 17 anni, la denuncia del Ministro cade sul Marocco, che ha come unico scopo quello di legittimare la propria posizione di potenza occupante, non lasciando alcuno spazio per il dialogo.
C’è ancora il tempo per recarsi nella sedia della Media Luna Roja Saharawi per iniziare a sbrigare le primissime pratiche burocratiche delle avvenute consegne. Terminano gli impegni.
Domani sarà una giornata piena per i ragazzi dell’associazione, stanchi ma contenti per il lavoro finora svolto.

Lunedì 14 Luglio, Campi profughi Saharawi

Quest’oggi i volontari sono svegliati da un evento insolito per questa stagione: il freddo della notte del deserto.
Durante il viaggio in macchina verso il magazzino di Rabuni, dove oggi il gruppo dovrà terminare la divisione del materiale umanitario per la distribuzione, una voce femminile dalla radio incita chi vive nei territori occupati nel Sahara Occidentale a resistere ai soprusi dell’esercito marocchino: Si chiama Melatu Haidah e fa parte di un gruppo di resistenza pacifica di Smara.
Alle ore 08.30 i volontari sono nel magazzino di Rabuni. Nell’atesa dell’arrivo del responsabile per la movimentazione dei container, la squadra di missione fa la conoscenza di un gruppo di cooperanti spagnoli, della “Asociaciòn de los amigos del pueblo Saharawi de Estremadura”, che con molta simpatia danno una mano a scaricare gli aiuti.
Per le ore 12.00 i volontari incontrano Suelem Mahamed Salem, responsabile del centro per celiaci, al quale consegnano i 200 kg di materiale specifico raccolto.
Arriva anche questa mattina il momento di terminare il lavoro. Sono le 13.00 e la temperatura è ormai sopra i 50°.
Tornati a casa nella wilaya 27 de Febrero, Mariem delizia il gruppo con un ottimo cous-cous, mangiato, come da tradizione, con le mani.
In questa giornata relativamente tranquilla, arriva dall’Italia una notizia che rammarica i componenti dell’associazione: il Comune di Genova, che avrebbe dovuto essere uno dei maggiori partener del Progetto Solidarbus 2008, ha negato il finanziamento all’associazione per un errore di forma nella compilazione del bando di concorso.
Da parte dell’associazione non vi è alcuna perplessità nel riconoscere l’importanza della parte burocratica del lavoro di cooperazione internazionale, ma è altrettanto spiacevole vedere come può essere messa a repentaglio la possibilità di concretizzare il lato pratico di questo lavoro, ovvero aiutare chi non ha la fortuna di vivere nel nostro agiato mondo occidentale, a causa di un errore di distrazione o una svista.
Forse, vivendo (anche se per poco) con coloro i quali hanno innanzitutto il problema di come riuscire a sopravvivere alle dure condizioni di vita che il destino ha voluto assegnare loro, viene da dare più importanza, a torto o a ragione, al contenuto piuttosto che alla forma.
L’amarezza per la notizia accompagnerà la notte della squadra di missione, contenta, ad ogni modo, di iniziare finalmente domani la distribuzione: la sveglia suonerà alle 06.30 per recarsi al El Aayun, wilaya che ha preso il nome da quella che era la capitale Saharawi nel territorio del Sahara Occidentale prima della guerra.

Domenica 13 Luglio, Campi profughi Saharawi

Le prime luci dell’alba sono la sveglia naturale dei volontari, che alle ore 06.30 si apprestano a preparare il caffè. L’impegno di oggi è quello di scaricare gli aiuti dai tre autobus e da due dei sei container e prepararli per la distribuzione. Durante lo spostamento, la macchina che accompagna i volontari alla wilaya di rabuni diventa un improvvisato taxi per le persone che si spostano da un villaggio all’altro.
Alle ore 08.30 inizia lo scarica e la sistemazione degli aiuti all’interno dei tre autobus.
Una squadra di lavoratori locali condivide sudore e fatica con volontari di Music for Peace, aiutandoli nell’operazione.
Lo scarico dei tre autobus sembra non avere fine. Sono le ore 11.30 ed il sole, ormai alto nel cielo, non da tregua al gruppo.
Alle ore 12.30 il materiale all’interno dei tre autobus è stato stivato dentro due grandi rimorchi da 40 piedi ed è pronto per essere distribuito.
I volontari a questo punto vorrebbero continuare il lavoro e procedere con la sistemazione degli altri due container ma, come ieri, la temperatura ormai prossima ai 50° non permette il proseguimento del lavoro.
Durante la mattinata una constatazione colpisce i volontari; gli uomini che hanno dato una mano al gruppo erano tutti evidentemente segnati dalle dure condizioni di vita del luogo; profonde rughe solcavano i loro visi ed un’errata alimentazione dovuta alla costante emergenza alimentare gli ha privati di molti denti. Cercando informazioni, gli operatori scorono che la speranza di vita nei campi si attesta in un massimo di 60/65 anni. A questo proposito, Ammi ricorda ai volontari un antico detto africano, tristemente dimenticato nella nostra società: “quando muore un anziano è come se una biblioteca bruciasse”.
I volontari tornano nella loro casa di adozione e dopo un buon piatto di lenticchie provvedono a pianificare le prossime giornate: il ritorno a Genova è stabilito per il giorno Sabato 26 Luglio, quindi la squadra ha a disposizione 12 giorni per effettuare la distribuzione nelle 5 wilaye (una delle quali, Dajla, si trova a 170 km di strada sterrata dai campi e forse comporterà l’impiego di due giorni), per visitare Tifarity, unica città nei territori liberati del Sahara Occidentale antistanti il muro, che dista 400 km dai campi profughi, effettuare gli incontri istituzionali, visitare gli ospedali e la scuola e raccogliere le testimonianze di che ha avuto la terribile esperienza nella vita di essere imprigionato e torturato nelle carceri marocchine presenti nel Sahara Occidentale.
Durante il pomeriggio, Stefano e Giuseppe mandano avanti il lavoro su foto e diario di bordo.
Alle ore 19.00 i volontari ricevono la visita di Alejandra Scalabrini, referente in loco della “Asociaciòn de los amigos del pueblo Saharawi de Castilla y Leon”, conosciuta nel Centro Culturale Saharawi di Algeri.
La cooperante è rimasta molto colpita dal lavoro di Music for Peace, appreso tramite la visione delle foto commentate dai volontari ed ha altresì permesso ai volontari di apprendere diverse informazioni sulla vita dei campi, dato che lei e la sua ONG sono presenti sul territorio Saharawi al 2003.
Si è parlato della struttura elettorale dei campi, che ricalca il modello americano: la popolazione elegge dei rappresentanti che a loro volta eleggeranno il presidente della repubblica, che con la su figura tiene unita una popolazione che fino al 1975 presentava una struttura tribale.
Un altro argomento toccato è stato quello delle pressioni subite dalle due maggiori ONG operanti sul territorio da parte del Marocco, storicamente appoggiato dalla Francia. L’obbiettivo della potenza occupante i territori del Sahara Occidentale è quello di tagliare le gambe alla resistenza: nei territori occupati mediante la forza, nei campi profughi cercando di interferire sul lavoro di sostegno umanitario alla popolazione; la garanzia per il popolo saharawi è l’appoggio dell’Algeria, nazione al di fuori delle pressioni marocchine.
Per quanto riguarda la Spagna, la situazione è ambigua: se da una parte la popolazione e le associazioni iberiche sono le più presenti nel territorio dei campi, dall’altra il Governo Spagnolo adotta spesso una posizione passiva nei confronti della politica oppressiva del suo vicino africano, in cambio di una promessa di controllo sull’immigrazione clandestina ed il traffico di droga presenti sulle coste.
A terminare la piacevolissima conversazione un’amara constatazione: la disillusione e la poca speranza nel futuro trasmessa dai discorsi dei giovani nati e cresciuti nei campi profughi, che nasconde dietro di se il pericolo latente del ritorno alla lotta armata.
Contemporaneamente Stefano riceve Fatma Balah, direttrice della “Escuela 27 de Febrero”, che accoglie la scuola e l’ospedale pubblico della wilaya, alla quale l’associazione donerà 1 frigoriferò,1 computer, 1 stampante un fax, 1 scanner, giocattoli vari, 10 biciclette e sopratutto una delle due poltrone odontoiatriche date in dono a Music for Peace, che serviranno ad attivare un laboratorio dentistico, di fondamentale importanza qui nei campi.
Giunge l’ora dei saluti, i volontari si apprestano a passare un’altra notte sotto le stelle.

11 – 17 Luglio
La sensibilizzazione estiva raccoglie consensi fra la popolazione

Nel deserto algerino i missionari, giunti a destinazione cominciano la distribuzione degli aiuti umanitari, nel frattempo, in ufficio a Genova per Sandra, Alfredo e Valentina continua il lavoro per la stesura del progetto 2009, con destinazione Afghanistan. Inoltre ci sono da sbrigare le consuete burocrazie quotidiane, da seguire la comunicazione con i varii comuni della Liguria, iniziare a stilare un indicativo calendario degli eventi dell’anno prossimo.

Venerdì 11 Luglio

Si rende necessario contattare gli artisti che stasera si esibiranno nella terza tappa del Tour Solidale, presso i Giardini Comunali di Campomorone, e i volontari che parteciperanno attivamente alla serata. Sandra comunica con One Night Band e Iannà Tampè per mettere a punto gli ultimi dettagli e per confermare orario e luogo di ritrovo. La partenza alla volta della Val Polcevera è alle 17:00. Tutto è pronto, si chiude l’ufficio, si passano a prendere i volontari e si parte. Sandra, Roberto, Valentina, Stefania, Ilaria e Alfredo arrivano in simultanea al SolidarBus, guidato dal paziente Samuele. Si può dare inizio all’ istallazione delle mostre fotografiche all’interno dei Giardini di Campomorone: i volontari iniziano a montare i 3 gazebi che ospiteranno le foto, la band assistita da Alfredo prepara il palco, i giocolieri passano in rassegna l’attrezzatura necessaria allo spettacolo. Giungono i primi visitatori (tra cui molti under 18) interessati alle immagini scrutano, leggono, riflettono e chiedono notizie sulla missione in atto, poi prendono posto nell’anfiteatro che nell’arco di pochi minuti rimane con pochi posti a sedere. I ragazzi di Iannà Tampè, non appena il sole si nasconde, lasciano a bocca aperta tutto il pubblico, composto dalle più sveriate fasce di età : bagliori, turbinii,e scintille incandescenti introducono il coinvolgente sound della One Night Band che coinvolge, a ritmo di musica, bambini, ragazzi, genitori e nonni in un esilarante meltin pot di danze che si protrae fino alle 24:00. Il Comune di Campomorone ha dimostrato grande interesse per le iniziative organizzate dall’ Associazione, l’affetto e la partecipazione delle cariche istiutzionali del posto sono state fondamentali e di grande aiuto, oltre alla fantastica ospitalità e disponibilità, sono stati donati 300 Euro, frutto dell’incasso della Festa di Primavera a cui il SolidarBus partecipò il 30 giugno. Il Sindaco, Giancarlo Campora, e la responsabile alla pubblica istruzione, Maria Paola Alpa, sono rimasti entusiasti soprattutto del modo innovativo di fare sensibilizzazione e ringraziando personalmente gli artisti intervenuti hanno consolidato il loro appoggio. Anche stasera la tappa del Tour Solidale si è conclusa meravigliosamente: il divertimento ha aggregato fra loro molte persone avvicinandole alla situazione difficile del Popolo Saharawi.

Giovedì 17 Luglio H 19:30

Al Nuvole di Pinte, per la seconda settimana di fila, ha luogo la riunione settimanale dei volontari. Seduti intorno a tre tavoli i “riuniti” scambiano le proprie opinioni sulle ultime pagine del diario di bordo dei Missionari. I visi crucciati dei giorni scorsi, a causa dei problemi del viaggio attraverso il deserto, lasciano spazio a sorrisi di gioia nel sapere che ogni cosa sta andando alla grande e che il materiale, preparato tutti assieme, è stato consegnato nei campi profughi. Commentano entusiasti la buona riuscita della tappa, del Tour Solidale, di Campomorone e guardano le foto della “fermata” del SolidarBus a Taggia, e chi non era presente rimane colpito dalla folla immortalata nell’obiettivo; definiscono i punti delle tappe successive, Noli e Calvì. L’eccitazione per la Corsica coinvolge i presenti, ognuno si appresta o meno a dare la disponibilità per la meta francese. Nel clima estivo la riunione prosegue sino alle 22:00 circa, momento in cui la stanchezza della giornata lavorativa comincia a far capolino nelle forze di tutti quanti. Tra saluti e abbracci, i volontari confermano la presenza per il prossimo incontro e si apprestano a tornare a casa, lasciando Alfredo dietro la console.

Sabato 12 Luglio, Campi profughi Saharawi

Ore 07.30: la luce tarda ad arrivare questa mattina. Una spessa cappa d’afa ricopre il cielo ed il sole è un disco d’argento dalla forma perfettamente rotonda. L’esperienza di chi vive qui avverte i volontari che sarà una giornata straordinariamente calda.
Il primo appuntamento della giornata per i ragazzi dell’associazione è stabilito alle ore 10.00 per un’intervista alla Rasd Tv, che qui viene chiamata nazionale e che trasmette in tutti i campi profughi.
I volontari arrivano a Rabuni, Wilaya dove il giorno prima hanno scaricato dai camion i container con gli aiuti umanitari. Ad accoglierli il Sig. Yasid, segretario generale della Media Luna Roja Saharawi.
Il compito di questa prima giornata ai campi è quello di ricontrollare con più calma rispetto alla dogana di Algeri i due container che si sono presentati manomessi. Packing List alla mano, il gruppo estrae pazientemente l’intero contenuto dei container, controllando che ciascun pezzo risulti nella lista. L’avvertimento della mattina impiega poco a realizzarsi; un caldo opprimente accompagna l’operazione dei volontari.
Dopo più di 2 ore di accurato controllo, i volontari si accorgono di un errore nella lista che accompagna i container: manca un pacco, ma c’è ne uno in più con un contenuto differente, non segnalato nella lista stessa, entrambi di materiale sanitario.
Stefano comunica con la responsabile di Tempora Onlus, l’associazione che ha dato i due container in carico a Music for Peace; l’unico accorgimento ancora possibile è quello di far controllare il potabilizzatore ed il desalinazatore ad un tecnico.
Sono le ore 13.00, ormai il caldo impedisce lo svolgimento di qualunque mansione.
I volontari tornano verso la Wilaya 27 de Febrero. Durante il tragitto, si alza un forte vento che smuove sabbia e polvere e che insieme alla persistente cappa di afa danno quasi la sensazioni di trovarsi di fronte ad un banco di nebbia.
Ore 18.30: i volontari si risvegliano dopo un lungo sonno durato l’intero pomeriggio: il caldo e la stanchezza accumulata durante i giorni di viaggio si sono fatti sentire.
Cala la notte nei campi profughi; il calore si fa più sopportabile, ma continua a soffiare un forte vento caldo. La cena questa notte viene consumata all’interno della Jaima, tenda tipica Saharawi.
Verso le ore 23.00 i volontari ricevono la visita di un giornalista della Rasd Tv, accompagnato dall’operatore video del servizio della mattina, per approfondire la conoscenza dei ragazzi di Music for Peace.
Il direttore della televisione locale, che ha conosciuto l’associazione lo scorso anno, ha espresso la volontà di seguire tutta la distribuzione che verrà effettuata nelle 5 wilaye dai volontari dell’associazione.
Giunge l’ora di andare a dormire. Il compito dei volontari per domani sarà quello di preparare e suddividere il materiale per la distribuzione.
Si sistemano i materassi nel piccolo cortile della casa che sta ospitando la squadra di missione.
La sveglia è prevista per le ore 07.00.

Venerdì 11 Luglio 2008, L’arrivo

Sono le ore 07.30. I volontari si preparano a percorrere gli ultimissimi km che gli separano dai campi profughi. Il viaggio, durato più del doppio del suo normale tempo di percorrenza, sta finalmente per concludersi.
Alle ore 09.00 iniziano le pratiche per il controllo doganale: il transito ai campi è delimitato da un vero e proprio passaggio di frontiera. Vengono controllati i passaporti della squadra di missione e si esegue un rapido controllo del carico umanitario; alle ore 10.00 la carovana di aiuti entra in territorio Saharawi. Alle ore 10.40 l’agognato arrivo a Raduni.
Mentre i container vengono scaricati dai camion e depositati nel magazzino generale presente in questo villaggio, i volontari incontrano Muhabeyni Yahya, presidente della Media Luna Roja Saharawi. Grazie al lavoro svolto lo scorso anno sul territorio ed alla relazione sull’operao dell’associazione redatta da Ammi Mahamed Salem dopo il periodo passato come ospite internazionale all’interno del progetto didattico nelle scuole Liguri di Music for Peace, il presidente dell’istituzione che si occupa dell’organizzazione e dello smistamento degli aiuti umanitari che pervengono ai campi, accoglie con sincera gratitudine i volontari dell’associazione, ringraziandoli per il lavoro di sensibilizzazione svolto sul territorio ligure e garantendo la sua piena disponibilità e collaborazione per quanto riguarda il lavoro da svolgere nei campi profughi.
Intorno le ore 12.00 la delegazione si sposta nella Wilaya “27 de Febrero” (giorno in cui venne proclamaa la RASD, Repubblica Araba democratica Saharawi, nel 1976). Ad attenderli la famiglia di Sidati, che già lo scorso anno accolse il gruppo e cono la quale si è creata una bella amicizia. L’accoglienza è calorosa e Stefano e Giuseppe, presenti durante la missione dello scorso anno, sono sinceramente contenti di rivedere i vecchi amici.
Finalmente i volontari hanno la possibilità di rilassarsi; la doccia, messa a disposizione dalla famiglia, è una bacinella d’acqua ed un bicchiere all’interno di quattro mura, ma la privazione patita in questi sette giorni ne fa un evento memorabile.
Giunge l’ora del pranzo. Potersi sedere su un tappeto e consumare con tranquillità il pasto è stato altrettanto bello e rilassante per il gruppo, che si rende conto di come non ci sia bisogno di grandi cose per poter stare bene.
Il pomeriggio è dedicato al riposo; la stessa stanza adibita al pranzo diventa la zona dove ci si può riparare dal sole e dalla temperatura esterna che supera i 45°. Durante una chiacchierata con la famiglia che ospita i volontari, questi vengono a conoscenza del fatto che le famiglie destinatarie degli aiuti di Music for Peace dell’anno scorso hanno chiesto più volte a Mariem se “i suoi amici italiani” sarebbero tornati: è rimasto molto impresso nella mente della popolazione il fatto che i volontari avessero distribuito personalmente i pacchi famiglia; tra l’altro non era mai successo che le famiglie bisognose ricevessero 20 Kg di materiale alimentario vario in una sola volta. Questo, se da una parte da una grandissima soddisfazione al gruppo, dall’altra lo lascia decisamente perplesso: ci sono moltissime associazioni ed altrettante istituzioni operative sul territorio, se è vero che le famiglie più bisognose non avevano mai ricevuto un aiuto del genere ci sarebbe da chiedersi in cosa si concretizza la loro presenza sul territorio.
La chiacchierata prosegue, ma l’interrogativo rimane; anche questa giornata è terminata per i ragazzi dell’associazione.

Giovedì 10 Luglio 2008, Settimo giorno di viaggio

Giusto il tempo di addormentarsi ed alle ore 03.50 gli operatori dell’associazione sono nuovamente in piedi per affrontare quello che dovrebbe essere l’ultimo giorno di viaggio. La partenza è stabilità per le ore 04.30. I Km da affrontare sono 500.
Ancora intorpiditi dal sonno, i volontari devono cimentarsi nuovamente con alcuni problemi ai mezzi, che vengono comunque risolti rapidamente.
Alle 08.40 il convoglio ha percorso 130 Km. Ci si ferma a Djuma, piccola zona di ristoro, dove Giuseppe si incarica di comprare l’acqua necessaria per proseguire il viaggio; tra le piccole costruzione di nudi mattoni di argilla un gruppo di anziani chiacchera seduto per terra, sfruttando la poca ombra esistente. I capelli e la barba bianca di uno di loro hanno preso la tinta blu dell’ Alzam, il turbante tipico di questa zona.
Alle 09.50 la carovana riprende il viaggio; il prossimo centro abitato dista 200 Km. Intorno ai volontari il nulla.
Il convoglio procede con un buon ritmo. Gli unici mezzi incontrati durante il tragitto sono militari.
Alle ore 11.45 si effettua una sosta per il pranzo. L’esperienza dei camionisti insegna ai volontari che quando si affronta un viaggio nel deserto bisogna sempre cercare, anche se non si ha fame, di non rimanere a stomaco vuoto prima delle ore più calde: questo serve per evitare di essere presi dalla morsa della sete e riempirsi lo stomaco d’acqua.
Mancano ancora 290 Km prima dell’arrivo a Tindouf.
Ore 15.40: il sole brucia a contato con la pelle; è un istinto naturale coprirsi il più possibile.
Ore !6.15: tutto il gruppo è veramente provato dalle sole due ore di sonno della notte precedente. A 160 km da Tindouf un’altra zona di sosta accoglie i volontari siamo a Oum El Assell.
Ore 18.30: la carovana è ancora ferma; questa volta è uno dei camion che porta i container ad avera un problema ad un freno, in questo momento l’aria è immobile. Ore 20.00: dopo quasi 4 ore di sosta il viaggio riprende; il suggestivo paesaggio dona un momento di profonda serenità dopo tanto stress accumulato: un enorme palla arancione si nasconde lentamente dietro a questo immenso mare di sabbia.
La temperatura scende a 40° e si ha quasi la sensazione del fresco.
Mancano 150 Km a Tindouf, 175 a Rabouni, il primo dei 5 villaggi del campo profughi, dove verrà inizialmente depositato il carico umanitario prima della distribuzione. Ore 20.40: Giuseppe rimasto solo su uno degli autobus, si rende conto che diversi mezzi sono rimasti molto indietro; il contatto radio con il resto della squadra non da alcun esito; bisogna fermare il convoglio. L’auto della scorta torna indietro per verificare se vi sia qualche problema.
Ore 21.20: ancora nessuna notizia.
Ore 21.30: torna la scorta, l’autobus procede a passo d’uomo. Mancano ancora 120 km a Tindouf, dove avverrà il controllo doganale: l’arrivo ai campi è previsto in piena notte.
Alle ore 22.00 si riunisce utta la carovana, ma dopo pochi metri l’autobus ha nuovamente dei problemi.
Ore 22.30: L’autobus riparte, ma ormai i volontari non danno più niente per scontato.
Ore 23.30: i mezzi sembrano procedere senza problami, ma ormai si è fatto troppo tardi. La distanza dai campi profughi è ancora di 80 km. Si decide di passare la notte in prossimità di Tindouf ed attraversare la dogana domani mattina.
Ore 01.15: il convoglio arriva in prossimità della dogana che delimita il confine con il territorio concesso dall’Algeria alla popolazione Saharawi.
Anche questa notte non ci sono le forze per fare campo. I volontari vanno a dormire.

Mercoledì 9 Luglio 2008, Sesto giorno di viaggio

La sveglia oggi per i volontari non è delle più piacevoli, ritorna il vento caldo misto a sabbia che pone fine al sonno dei ragazzi.
Mentre viene preparata la colazione, la carovana riceve la visita di due bambini a dorso di un asino che stanno pascolando le loro capre.
Si approfitta della presenza di una fontanella d’acqua per provare ad allontanare la fatica di questi giorni; Bechar è l’ultimo punto di sosta per chi si sta per inoltrare nel deserto: davanti alla fontanella camion, macchine e vecchi autocarri aspettano pazienti il loro turno per caricare quanta più acqua possibile.
Alle ore 9.00 si raggiunge l’officina attrezzata della cittadina. All’arrivo sono molti i mezzi che approfittano della possibilità di quest’ultimo check up: è imprescindibile lasciare questa zona senza presentare alcun problema prima di affrontare uno dei climi più duri al mondo.
Dopo qualche momento di attesa è il turno di visionare i mezzi in capo all’associazione.
Il lavoro da fare è lungo. I volontari seguono il lavoro dei meccanici per trarne tutti i possibili insegnamenti nel caso che si ripresentassero dei problemi. Contemporaneamente, si manda avanti il lavoro arretrato a causa del ritmo di viaggio sostenuto fino a questo momento.
Alle ore 15.00 Giuseppe e Ammi vanno a fare rifornimento d’acqua: sono due giorni che manca la corrente in città e non si riesce a trovare dell’acqua che sia abbastanza fresca, ma non si può partire senza.
Ore 16.30: il convoglio è pronto a partire; mancano 800 Km alla destinazione finale; la temperatura in questo momento è di 46° e per i prossimi Km non farà altro che aumentare.
La prima tappa di questo sesto giorno di viaggio è Abàdla, distane 110 Km; il più vicino centro abitato.
Ore 17.40: si è percorso metà del tragitto per Abàdla senza problemi; davanti ai volontari un’oasi grandissima, tenuta in vita dal fiume Bechar, che nasce nelle vicine montagne e sfocia nel mediterraneo attraverso il Marocco.
Ore 18.20 l’arrivo ad Abàdla; città antistante alle montagne, dove cespugli verdi spuntano da piccole dune di sabbia finissima.
Ore 20.15: fino a questo momento i Km percorsi sono 200. In mezzo al nulla più completo si attraversa un check point militare.
Alle ore 22.00 il convoglio fa una pausa in una piccola oasi dove è stato costruito un punto di ristoro per i viaggiatori.
Ore 22.30. Partano tutti i mezzi della carovana tranne uno che rimane fermo. Roberto D. via radio comunica l’avaria agli altri volontari che fermano il mezzo su cui viaggiano sul ciglio della strada, ma ormai la carovana si divide.
Bisogna aspettare le 23.40 prima che il mezzo riparta.
Mancano ancora 600 Km a Tindouf, l’ultima città algerina prima dei campi profughi Saharawi.
Il mezzo in avaria si ferma alcune volte e la zona stabilita per la sosta viene raggiunta alle ore 01.15. Non c’è tempo per fare campo: la partenza per domani mattina è prevista per le ore 04.00, per poter così evitare le ore più calde della parte più dura del viaggio, gli ultimi 500 Km.

Martedì 8 Luglio 2008, Quinto giorno di viaggio

Ore 06.15: le prime luci del giorno svegliano i volontari, che fortunatamente durante la notte non hanno avuto nessun spiacevole incontro con gli scorpioni locali. Questa mattina è Giuseppe a preparare la colazione per il gruppo, mentre gli altri sono impegnati nel riordinare il campo base.
Alle ore 8.30 la carovana si mette in moto, anche per oggi la destinazione finale è la città di Bechar, a 250 Km.
In questo momento i volontari di Music foe Peace si trovano a circa metà del cammino totale. Sono già passati 5 giorni per un percorso che in condizioni normali viene effettuato in un massimo di 3, la reale preoccupazione del gruppo è quella di trovarsi in queste condizioni in pieno deserto, dove la temperatura si aggira intorno ai 50° ed è umanamente impossibile sostenere un ritmo del genere.
Sono le 9.40; la velocità media è di 60 Km/h. Il paesaggio che circonda il gruppo di missione ricorda le antiche storie de “ Le mille e una notte”: la strada attraversa piccoli canion di pietra spaccata e sabbia rossa scavate dall’usura del tempo; tra questi, una piccola oasi di alte palme da dattero; sullo sfondo le grandi montagne; al di la di queste il Marocco.
Il ritmo di marcia è buono; la velocità media è di 60 Km/h:; sembra che ieri sera si sia trovata finalmente la soluzione per arrivare ai campi, inshallah.
Mancano 210 Km a Bechar. Con questa andatura l’arrivo è previsto per le ore 15.00.
Ore 10.20: i volontari notano che uno degli autobus si accosta sul ciglio della strada. C’è un momento di sconforto. Alla fine è solo un problema di surriscaldamento del motore. 10 minuti per raffreddarlo e la carovana e nuovamente in viaggio.
Mancano 190 Km a Bechar.
Ore 12.20: ad una sosta per il cambio scorta l’incredibile: l’unico dei tre autobus che fino a questo momento non aveva presentato problemi è fermo.
Mohamed si adopera per riparare il gusto con il metodo escogitato insieme a Stefano.
La sosta forzata di mezz’ora avviene in n piccolissimo villaggio che non supera in lunghezza i 9 mezzi che compongono il convoglio e dove l’unica costruzione ultimata e di un colore differente da quello dell’argilla è la moschea bianca con le rifiniture verdi, il colore dell’islam. Quanto meno la locazione è suggestiva.
Ore 13.30: l’autobus è di nuovo in panne; sembra che la soluzione trovata dia un’autonomia di circa un’ora di viaggio. Decisamente troppo poco.
Continua ad essere impellente la necessità di fermarsi all’officina attrezzata che si trova a Bechar.
Questa volta la sosta dura di più; si riparte alle 14.30, sotto una temperatura di 42°.
Km percorsi 1070.
Ore 15.20: mancano 100 Km per arrivare a Bechar. L’aria è sempre più calda e spessa. La carovana si assesta ad una media di 40 Km/h.
A 60 Km dalla città di destinazione il primo check point militare, segno tangibile dell’avvicinarsi al confine col Marocco.
Ore 18.00: finalmente l’arrivo a Bechar. Le 3 ore di ritardo rispetto alla previsione sembrano un nulla rispetto alla media degli scorsi giorni.
I mezzi si dispongono in quello stesso piazzale di terra arida, pietre e sabbia dove i volontari furono sorpresi l’anno prima da una fortissima tempesta di sabbia. La speranza è che l’evento non si ripeta.
Bisogna approfittare della vicinanza con la cittadina: Stefano e Giuseppe accompagnati da Ammi vi si recano per inviare via internet l’aggiornamento del diario e vedere di aggiustare o acquistare un nuovo cavo di connessione per il cellulare.
Dopo 20 minuti l’arrivo nel cuore della città: ciò che cattura subito l’attenzione dei volontari sono alcuni bambini che giocano per strada facendo rotolare i copertoni delle gomme ed altri che fanno a turno per fare un giro con l’unico pattino a rotelle del gruppo di amici; il paragone con i loro coetanei di casa nostra è inevitabile.
Una volta terminato il lavoro si ritorna al campo base.
Il vento caldo che smuove la sabbia accompagna la notte dei volontari.

30 Giugno – 7 Luglio 2008

Continua l’opera si sensibilizzazione in liguria

La settimana che corrisponde alla partenza dello staff di missione per l’algeria è stata per i ragazzi rimasti in ufficio densa di emozioni! Seguire in diretta gli sviluppi ed i problemi della missione algerina, organizzare il tour solidale e pianificare il Progetto Solidarbus 2009, non li ha certo lasciati con le mani in mano. Questa fase dell’anno, benché meno carica di tensioni è una parte molto importante per lo sviluppo delle attività future. Mentre Valentina e Sandra si stanno impegnando nella stesura del Progetto Solidarbus 2009, Alfredo gestisce le serate di sensibilizzazione da Nuvole Di Pinte e segue come responsabile tecnico il Tour Solidale che ha al suo attivo già due date:

3 Luglio 2008: Cosseria in provincia di Savona ha visto i volontari conoscere il talento della One Night Band e dell’Associazione Ianna Tampè. Nel contesto della Festa d’estate, tra esibizioni di arti marziali ed una cena a base di pesce e rane davvero succulenta, Solidarbus ha trovato la sua collocazione interessando un pubblico prevalentemente adulto ai temi del volontariato. Fa sempre piacere scoprire anche nei piccoli comuni una spontanea spinta al prossimo che si traduce in adozioni a distanza e volontariato presso le pubbliche assistenze. Il modo di operare di Creativi della Notte Music for Peace non è di immediata comprensione ma al momento dello spettacolo con il fuoco degli amici di Iannà Tampe ed alla simpatica esibizione della One Night Band, tutto diventa più chiaro, diretto e oltre che utile anche divertente. L’insostituibile collaborazione dell’Assessore Andrea Berruti fa sentire ai volontari ed agli artisti la solidarietà di questa cittadina incastonata sulle alture del savonese. Mentre Alfredo collabora attivamente con il gruppo bloccato nel porto di algeri a causa delle pessime condizioni degli autobus, mobilitando tecnici e volontari alla ricerca di soluzioni immediate, come si dice “the show must go on”, e tra le note della One Night Band si da vita all’opera di sensibilizzazione. E’ notte fonda e la notizia delle continue avarie dei mezzi appena sbarcati ad Algeri fa sentire i volontari rimasti in Italia, quasi inermi di fronte all’evidente superficialità con cui AMT ha revisionato i bus che dovrebbero diventare una fonte di lavoro e sostentamento per il popolo Saharwi. Non resta che attivare tutti i contatti possibili e riservare a domani mattina la protesta ufficiale agli uffici dell’Azienda Municipalizzata.

4 Luglio 2008: Arma di Taggia, sul rinomato lungomare prende posizione il Solidarbus che con il sontuoso palco messo a disposizione dalla pubblica amministrazione crea una piccola arena della solidarietà. Non ci sono notizie sulle condizioni dei volontari in missione e questo fa sperare a tutti che non siano insorti altri problemi. Per precauzione Sandra e Valentina portano con loro ad Arma di Taggia il computer contente tutti i contatti utili. La serata promette bene fin da quando alle 18.30 si siedono ad osservare il montaggio alcuni gruppi di persone. La lieve brezza tipicamente marina regala un po’ di sollievo al caldo degli ultimi giorni. Davanti al palco ci sono circa 250 persone pronte a godere delle suggestive figure coreografiche dello spettacolo di giocoleria con il fuoco di Iannà Tampè. I bambini sono naturalmente i più emozionati ed invitati dalla giocoliera Betta Bettina si siedono a terra in prima fila per godersi l’evento. Direttamente dalla più antica tradizione indiana, i ragazzi propongono pericolose acrobazie con bastoni e torce infuocate… al crepuscolo l’effetto è ancor più coinvolgente. I fragorosi applausi per il coraggio e l’abilità dimostrati dal gruppo che è composto da ragazzi giovanissimi che condividono la stessa passione per le tradizioni della giocoleria, preparano un rinnovato calore nell’accogliere la One Night Band! Tutti in pista per ballare, saltare, rotolarsi per terra ma soprattutto per ridere e giocare a tempo dell’ironica musica del gruppo scaturito dall’Associazione Musicale Onde Sonore di Arenano. Le persone attirate dal ritmo arrivano da ogni dove, si sistemano addirittura al di là delle transenne che alla fine vengono tolte per consentire il libero accesso all’area di svago, divertimento ed impegno sociale. Stefania, non riesce ad abbandonare l’interno del Solidarbus neanche per un momento, è un continuo via vai di persone, adulti, bambini ed anziani che vogliono conoscere più approfonditamente questo nuovo modo di fare solidarietà! Nel rispetto degli ospiti della casa di cura vicina al luogo dello spettacolo alle 00.30 si abbassa la musica e si invitano le persone che ancora hanno voglia di ballare e divertirsi a seguire il Solidarbus nelle sue prossime tappe!!

Lunedì 7 Luglio 2008, Quarto giorno di viaggio

Un’anziana signora cammina tra i materassi adagiati per terra facendo attenzione a non disturbare il sonno dei viaggiatori. Sono le ore 07.00, il sole sveglia i volontari stremati; si approfitta di una fontanella sul ciglio della strada per togliere via un po’ di polvere. Il tè ed il caffè sono sul fuoco.
Giuseppe e Roberto C. lavano le maglie in dotazione, che del bianco ormai hanno solo il ricordo. Stefano e Roberto D prendono dalle provviste per il viaggio qualcosa per la colazione.
La carovana si mette in moto alle ore 8.30, prossima tappa Bechar, a 300 Km, l’inizio del deserto.
Il convoglio prosegue a passo lento, ma dopo circa mezz’ora accade ciò che si temeva: uno dei 3 autobus è nuovamente fermo.
I volontari ammirano lo spirito con cui i camionisti, per metà Saharawi e per metà Algerini, affrontano la situazione. L’abitudine al doversi arrangiare sempre da soli ed una foret differenza nella percezione del tempo, che qui scorre con molta meno frenesia, danno una prospettiva molto differente alla stessa situazione.
Sono le ore 09.00, viene chiamato nuovamente un meccanico, che dopo mezz’ora si trova al lavoro sul mezzo.
Ore 11.40: Dopo quasi 3 ore di sosta, l’autobus presenta ancora dei problemi. Nel frattempo si alza un forte vento proveniente da Sud, che fa temere la presenza di tempeste di sabbia nelle vicinanze del deserto.
Ore 13.00: la carovana è ancora ferma. I volontari cercano di rilassarsi e fanno di tutto per mantenere alto il morale.
Le parole di Mohamed infondono serenità: “non preoccupatevi, tutto è risolvibile, l’importante è affrontare i problemi con calma e serenità, tutto passa”.
Il pane avanzato da ieri ed un barattolo di sottaceti è il pranzo dei volontari.
Ore 14.30: il convoglio è immobile; persiste il vento caldo del deserto.
Ore 16.10: Dopo oltre 7 ore di sosta sotto il sole, si trova una soluzione per riparare il guasto; ci sarà comunque bisogna di sostituire il pre-filtro del gasolio.
Alle 16.30 si arriva davanti ad una caserma militare per il rifornimento di benzina; forse c’è la possibilità che da questo momento in poi il carburante verrà fornito dalle autorità algerine.
Dopo che l’ufficiale di servizio esegue tutti i controlli e le richieste per ricevere l’autorizzazione a procedere, alle 17.35 arriva il camion cisterna.
Ore 18.30: nell’alternarsi di problemi, ora è l’autobus che trasporta i volontari a dare segni di cedimento. Giuseppe e Roberto C. scendono a dare l’avviamento dal motore, si riparte. La distante da Bechar è di 275 Km. Si procede ad una velocità media di 25 Km orari.
Intorno ai volontari una pianura infinita di sterpi e sabbia color acra lascia intravedere in lontananza le montagne che delimitano il confine naturale con il Marocco.
Sono le ore 20.00 quando è evidente che l’autobus non riesce più a proseguire, presentando gli stessi problemi di due giorni prima.
Mahamed si consulta con Stefano che ha appena chiamato l’Italia che ha appena parlato con un tecnico dell’AMT, ricevendo le indicazioni date da quest’ultimo e memore dell’esperienza passata, inietta aria a pressione nel circuito, in modo da ripulirlo momentaneamente dalla sporcizia accumulata negli anni; sembra si sia trovata la soluzione per arrivare in un modo o nell’altro fino ai campi profughi.
Sono le ore 20.45: scende la notte ed è ormai inutile proseguire. Oggi il convoglio in 12 ore di viaggio ha percorso solo 48 Km. Bechar è ancora lontana.
La scorta accompagna camion e autobus in una spianata identica a quelle incontrate fino a questo momento: sterpi e terra color ocra.
Mahamed avvisa i volontari di non avvicinarsi agli arbusti sul terreno, rifugio per gli scorpioni bianchi che popolano queste arida terra.
Si dispongno gli autobus per la notte; Roberto D. ha finalmente il tempo di preparare un piatto di pasta asciutta che viene assaporato con avidità dai volontari.
La stanchezza è tanta, ma è di fondamentale importanza redigere il diario di bordo e lavorare il materiale fotografico. Sono Giuseppe e Stefano ad occuparsene, mentre Roberto C. e Roberto D. preparano la sistemazione per la notte.
Ore 00.40: si va a dormire, nell’oscurità più completa.

Domenica 6 Luglio 2008, Terzo giorno di viaggio

Le condizioni di viaggio fino a questo momento richiedono maggior riposo per i componenti della carovana che oggi riescono a dormire qualche ora in più.
Alle 6.45 il gruppo si sveglia.
L’ingegnosità di Stefano trasforma 4 scodelle e 4 materassi in un box doccia: finalmente, dopo due giorni di sudore e polvere, i volontari possono darsi una rinfrescata ; nonostante l’acqua fredda, il piacere ricavato è grandissimo.
Si prepara la colazione, dopo di che la priorità è quella di trovare un meccanico che ponga fine a queste continue avarie. Alle ore 8.30 arriva un tecnico fornito dall’adiacente comando di polizia militare.
Mentre il meccanico impegnato a verificare lo stato del mezzo, i volontari cercano di recuperare il loro lavoro arretrato sul diario di bordo e le foto; bisogna trovare il tempo per tenere aggiornato il collegamento con l’Italia.
Improvvisamente un secondo autobus è in panne; sono le ore 11.00.
Alle 12.30 mentre Stefano e Giuseppe riescono finalmente ad andare ad inviare l’ultimo aggiornamento del diario di bordo, sembra che il primo dei due autobus che hanno presentato dei problemi sia riuscito a partire; alle 13.20 si prende un momento di pausa con un buon tè Saharawi.
Dopo l’intera mattinata di sosta forzata, sembra che sul secondo autobus ci fosse un problema elettrico che viene riparato. Il convoglio è finalmente pronto a partire. Sono 180 i chilometri previsti per la giornata di oggi.
Poco dopo la partenza, l’ennesimo evento inaspettato di questa missione: il cielo regala 5 minuti di intensa pioggia e di sollievo dal caldo alla carovana umanitaria.
Dopo due ore di viaggio si iniziano ad attraversare le prime spianate desertiche.
Sembra che tutto prosegua per il meglio, ma 20 minuti prima delle ore 19.00 un autobus si ferma nuovamente.
Passa più di un’ora, dove camionisti e volontari cercano di far ripartire il mezzo. Sembra che il problema sia grave, c’è nuovamente bisogno di un meccanico: parte una macchina della scorta in dotazione alla carovana.
Alle ore 20.50 arrivano due meccanici. Dopo circa mezz’ora l’autobus è pronto a ripartire.
Viene percorso neanche un silometro ed il mezzo è nuovamente bloccato. Questo ritmo di viaggio rende il lavoro dello staff di Music for Peace veramente difficile.
Alle ore 23.00 il convoglio è ancora fermo. Nella giornata di oggi, in 8 ore di viaggio, si sono percorsi solo 50 km.
Poco dopo la carovana riparte, percorre 5 km e si ferma nuovamente.
Probabilmente i problemi sorti fino a questo momento sarebbero stati risolti se i mezzi fossero stati portati dentro un’officina attrezzata, ma purtroppo nella zona dove si trova il convoglio sembra non esistere.
La grande autosufficienza dei camionisti, abituati a questi lunghi viaggi attraverso paesaggi desolati ed inospitali, è sicuramente una grande qualità, ma in casi come questo, troppe teste che tentano di risolvere il problema, possono essere controproducenti.
Fortunatamente Mohamed, il camionista più anziano del gruppo, ad un certo punto pone fine al susseguirsi ed accavallarsi delle soluzioni proposte dai compagni. Con grande calma ed una profonda esperienza, riesce a fare quello in cui i meccanici non sono riusciti: sono le ore 23.50 quando il convoglio si appresta a partire per percorrere gli ultimi 30 Km sosta notturna.
Ore 00.30: il gruppo snervato dalla terza giornata di viaggio in queste condizioni, si ferma all’entrata del paese dove è prevista la sosta per consumare un pasto caldo.
Ore 01.30: il grande ritardo accumulato non ha permesso alla carovana di raggiungere l’area prevista per la sosta. I mezzi vengono parcheggiati di fronte alla caserma della piccola cittadina; questa notte il letto sarà il marciapiede di fronte alla stessa.

Sabato 5 Luglio 2008, Secondo giorno di viaggio

Nonostante le luci ed i rumori dei camion che passano a pochi metri, i volontari dormono profondamente, ma il tempo del riposo, purtroppo, può durare poco. Alle 5.45 suona la sveglia per la carovana che si prepara ad affrontare un altro duro giorno di viaggio.
Roberto D. si incarica di preparare il caffè per la colazione, Giuseppe e Stefano mettono in ordine i sacchi a pelo e l’interno di uno degli autobus diventato la temporanea casa comune del gruppo e Roberto C. controlla che il livello di benzina, olio e acqua sia apposto.
A questo punto una sorpresa per il gruppo: Amirouche Lebbal, il giornalista designato a seguire il viaggio di Music for Peace verso i campi dal giornale Horizons, desiste dal proseguire il suo incarico; quando la redazione gli ha chiesto di seguire una carovana di aiuti umanitari diretta verso Tindouf, non si aspettava assolutamente che sarebbe stata un’esperienza così dura: il giornalista lascia il convoglio pieno di ammirazione per il lavoro svolto dai volontari, perché “il fatto che seguiate e condividiate in questo modo la vita della carovana è segno di grande rispetto per chi ha il compito manuale di portarla a destinazione e soprattutto per le persone che lo riceveranno”.
Il giornalista lascia il gruppo promettendo la redazione di un articolo che elogerà l’operato dell’associazione.
Sembra quasi tutto pronto per partire, ma uno dei camion che trasporta i container ha un problema con il cambio della marcia. Bisogna aspettare fino alle ore 8.20 prima di riprendere il viaggio.
Il cammino procede tranquillamente per circa un’ora; da qui è un susseguirsi di soste e di riparazioni improvvisate.
In 5 ore si percorrono 60 km. La velocità media e di poco più di 10 Km/h.
Sono le 14.15 quando il convoglio abbandona la strada che fiancheggia la costa algerina per prendere il bivio in direzione Bechar verso il centro del Paese, punto di inizio dell’arido deserto.
Il paesaggio inizia a cambiare, siamo ormai lontani dai grandi agglomerati urbani del Nord. Ai lati della strada scorrono i primi piccoli paesi, dove le case di pietra e argilla hanno tutte un piano, le pollerie ed i piccoli rivenditori di sigarette sciolte si susseguono e dove per strada è rarissimo vedere una figura femminile: stiamo entrando nella vecchia Algeria.
Sono quasi le 3 del pomeriggio quando la carovana riesce a fare una breve pausa e a consumare un pasto veloce.
Alle ore 17.20 i Km percorsi dal mattino sono 80. Gli infiniti problemi fanno procedere la carovana quasi a passo d’uomo.
L’unica nota positiva, fino a questo momento della giornata, è vedere come, nell’innumerevoli volte che camion e autobus si sono trovati in avaria sul ciglio della strada, ci sia sempre stato qualcuno che ha avuto la gentilezza di fermarsi per dare il proprio aiuto. Per due volte, un guasto ha visto due passanti impegnati in lavori di meccanica che hanno richiesto molto tempo. La dedizione e l’impegno dimostrato in questo gesto di altruismo avrebbe spinto i volontari a sdebitarsi pagando un cifra simbolica, ma l’osservazione delle usanze e della mentalità locale li ha fatti desistere; qui la riconoscenza ha un valore più alto di quello dei soldi; se ho del pane, ti do del pane, se ho un succo di frutt, una brioche o una scatoletta di tonno è questo il gesto più gradito in questo angolo di mondo dove ancora il denaro non è al di sopra di ogni cosa.
Il percorso scelto dalla scorta non è sicuramente dei migliori: lunghi tornanti in salita si inerpicano sulle brulle colline di questa parte di Algeria: ormai non si contano più le volte in cui la carovana si ferma.
Sono le ore 20.30. La sosta per la notte avverrà una volta arrivati a Saida, cittadella a 40 Km di distanza.
40 Km che vengono percorsi in tre ore ed alle ore 23.30 il convoglio stanco e snervato arriva in una zona militare dov’è in costruzione un aeroporto.
Ancora un ultimo sforzo: Giuseppe mobilita gli autobus da disporre a ferro di cavallo per creare una zona riparata per la notte. Roberto C., Stefano e Roberto D preparano la cena e sistemano i materassi in modo che la mattina non prendano le prime luci del giorno. Dopo un’altra cena frugale, i volontari possono cercare il sospirato riposo sotto un cielo ricoperto di stelle.

Porto di Algeri, Venerdì 4 Luglio 2008, La partenza

Il tempo di un tè, preparato dai camionisti Saharawi come da tradizione e di un caffè, per sopperire alle poche ore di sonno ed inizia una nuova, intensa giornata per i ragazzi della missione.
Oggi le problematiche da affrontare sono due, entrambe di primaria e fondamentale importanza per non prolungare oltre modo la permanenza nel piazzale di transito dei container del porto della capitale algerina: in primo luogo bisogna riparare l’autobus danneggiato; oltre al tubo che regola la pressione dell’aria ormai consumato, durante lo sbarco un urto ha danneggiato la marmitta. In secondo luogo, ma non per importanza, bisogna risolvere la questione dei due container manomessi.
Il direttore operativo della Croce Rossa Algerina arriva in porto alle ore 8.30 e la giornata inizia subito in salita: bisogna nuovamente fare i conti con la Djumuaa, il giorno della festa.
Ad ogni modo la collaborazione delle più alte cariche portuali è massima.
Stefano si mette in contatto con Amokrane, capitano della Tarros e dopo un’ora è il Colonnello dell’esercito, comandante in capo della legione di Algeri, a presentarsi per trovare la soluzione migliore per i due container manomessi.
La determinazione di Stefano nel non volere prendere in carico i contenitori senza poter visionare se vi sia stato un furto è ferma. I contenitori in questioni sono quelli affidati da Tempora Onlus, ONG di Trento, contenenti un potabilizzatore ed un dasalinizzatore dell’acqua, macchinari indispensabili per i campi profughi, che in nessun modo possono non arrivare integri a destinazione.
Nel mentre, la mobilitazione è massima anche per trovare un meccanico in grado di riparare e revisionare gli autobus.
Alle ore 12.00 sono due i tecnici impegnati nella riparazione dei mezzi, ma mancano i pezzi di ricambio: si ripresenta il problema della Djumuaa.
Alle ore 15.45 viene dato il permesso di aprire i container per verificarne il contenuto: i volontari procedono al controllo sotto l’afoso sole algerino.
Alle ore 16.00 vengono finalmente trovati i pezzi di ricambio per gli autobus; i meccanici possono mettersi al lavoro.
Ore 16.45. Dopo un’accurata ispezione, sembra che nulla sia stato prelevato dai container; chi li ha forzati è stato probabilmente attirato dal fatto che si trattasse di due container nuovi di fabbrica, ma una volta aperti si sono travati davanti a del materiale industriale difficilmente prelevabile.
Contemporaneamente vengono riparati gli autobus. Tutto sembra pronto per l’agognata partenza.
L’attesa è interminabile; passano ben due ore e mezza prima che la carovana sia pronta a partire. Alle 19.15 inizia quello che si prospetta essere un lungo viaggio verso il torrido deserto.
Appena fuori Algeri, si entra nella provincia di Blida, zona fortemente militarizzata, dove il panorama è un susseguirsi di caserme ed aeroporti militari, controllati da vedette armate.
Ore 00.30: la carovana è ancora in viaggio, la stanchezza è estrema.
Ore 1.30: mancherebbero ancora 30 Km (quasi un’ora di viaggio) prima di raggiungere la destinazione prestabilita per fermarsi a fare campo. Tutti, camionisti e volontari sono stremati. Viaggiare di notte, in strade senza alcuna illuminazione e con la poca lucidità dovuta alle sole 2 ore e mezza di sonno della notte precedente è un rischio che sarebbe meglio non prendere.
Ne segue una breve discussione tra Ammi Salem, che vorrebbe seguire la tabella di marcia stabilita dalla scorta della polizia (che, come l’anno scorso, sta accompagnando il carico umanitario verso i campi profughi) e Stefano, che vuole fermare e far riposare il convoglio, anche in vista della sveglia di domani mattina, prevista per le ore 5.30.
Grazie anche al fatto che la polizia locale non pone particolari obbiezioni alla possibilità di fermarsi, si posteggiano gli autobus al lato della strada, vicino ad una caserma per garantire la sicurezza di tutti.
Alle ore 02.00 la carovana si concede una rapida cena a base di fagioli e tonno.
Si prendono in prestito i materassi che fanno parte degli aiuti portati, che vengono adagiati tra i camion sul bordo della strada.
La stanchezza è più forte della polvere; arriva il momento del riposo per i volontari dell’associazione.

Algeri, Giovedì 3 Luglio 2008

Ore 9.40: inizia in questo momento un’interminabile giornata per i volontari di Music for Peace.
Per telefono Ammi Salem comunica che l’arrivo della nave contenente gli autobus è previsto per le ore 16.00, tempo utile per permettere la partenza in serata verso i campi. Si prende appuntamento alle ore 10.20 per recarsi in Croce Rossa Algerina e sbrigare le ultimissime pratiche per la partenza.
Ore 10.30: si consegnano i libretti dei mezzi al responsabile operativo della Croissant Rouge Algerien, Monsieur Bouguedour. Sembra che la trafila burocratica stia per finire.
A questo punto rimane solo l’ultimo problema da risolvere prima della partenza; abilitare il pc alla connessione internet sulla rete algerina.
Alle ore 12.00 Roberto D., Stefano, Roberto C. e Giuseppe si trovano nel centro assistenza della Mobilis, compagnia telefonica algerina.
Quello che sembrava un piccolo problema porta via ben due ore e mezza di tempo, ma finalmente alle ore 14.30 il pc di missione può navigare in internet.
Inizia l’attesa per l’arrivo della CNAN.
Alle ore 17.45 ancora nessuna notizia dell’arrivo della nave. Lo staff di missione decide di chiamare Ammi: la nave è in rada (davanti al porto), bisogna aspettare che entri in porto e scarichi la merce. Non si riesce a sapere quanto tempo comporterà questa operazione, comunque Ammi Salem garantisce alla squadra la partenza entro la serata di oggi.
Alle ore 18.40 finalmente la comunicazione: ci si può recare al porto, ma la felicità è presto smorzata da una nota amara per le scarse finanze dell’associazione: la benzina dei tre autobus e della panda sarà a carico della stessa, procurando una spesa per nulla prevista.
All’uscita dell’albergo si presenta una sorpresa per la squadra di missione: ad aspettarli Amirouche Lebbal, giornalista di “Horizons”, giornale nazionale algerino di lingua francese, che seguirà il viaggio verso i campi profughi Saharawi. Questo riconoscimento per il lavoro svolto, da una bella soddisfazione ai volontari di Music for Peace.
Ore 19.40: la CNAN è davanti agli occhi dei volontari; i portelloni aperti permettono la vista degli autobus. Si prospetta una nuova attesa prima dello sbarco degli aiuti.
A questo punto il primo problema. L’ispettore doganale comunica allo staff di missione che ci sono due container che sono risultati senza lucchetti al momento dello sbarco della nave. Questo risulta essere una grossa problematica; l’associazione non può prendere in consegna il materiale senza prima assicurarsi sull’accaduto.
La Croissant Rouge Algerien, nella persona del suo direttore operativo Ali Bouguedour, mobilita il suo staff per risolvere la situazione.
Nel frattempo giunge l’ora di sbarcare gli autobus.
Alle ore 21.00 il primo autobus lascia la nave non senza complicazioni: la pendenza della pedana per lo sbarco è eccessiva; c’è bisogno di molte manovre prima che il mezzo riesca a toccare la terra ferma, ma nell’operazione l’autobus viene danneggiato.
Alle ore 21.30 arriva dalla Croce Rossa una prima possibile soluzione per la problematica dei container: si potrebbe compilare un documento ufficiale da parte della CRA e dell’Autorità Portuale che dichiari che i container sono arrivati senza sigilli.
La problematica comunque rimane ancora aperta.
Ore 22.10: sembra incredibile; il terzo autobus ha dei problemi con la pressione dell’impianto pneumatico, che ne impedisce la mobilitazione.
Non si riesce a capire dove sia il problema. Stefano chiama Stefano Campanella, volontario che lavora per l’Azienda Municipalizzata dei Trasporti di Genova, che apporta il suo fondamentale aiuto, nonostante in Italia siano le 23.00 passate, dando indicazioni telefoniche su tutte le possibili avarie del caso.
Dopo un’ora di tentativi i volontari capisco dov’è il problema: c’è una perdita dal tubo che porta l’aria al freno della ruota anteriore destra. Intervengono i meccanici della CNAN, che tolgono il pezzo che si presenta ai volontari come completamente usurato.
E’ fatto gravissimo: la AMT aveva garantito la revisione dei mezzi, ma dopo che questi hanno già presentato dei problemi a Genova, risulta ormai evidente che la revisione sia stata fatta in modo superficiale da parte dell’Azienda Genovese, che ne ha sottovalutato l’importanza.
Il pensiero che un’avaria del genere avrebbe potuto cogliere i volontari in pieno deserto, con tutti i rischi annessi, non può non passare per la testa dei ragazzi, senza sottovalutare il fatto che l’associazione aveva lavorato al meglio per velocizzare al massimo la partenza verso i campi, trovando l’appoggio di tutte le istituzioni locali, lavoro completamente vanificato dall’accaduto.
Molto contrariati da tutta questa serie di pensieri, alla squadra di missione non rimane altro da fare che rimboccarsi le maniche e cercare di mettere in marcia il mezzo.
I tentativi vanno avanti fino alle ore 01.00; per pochissimo sembra che il problema sia quanto meno arginato, ma dopo pochi metri il bus si ferma nuovamente. Il gruppo deve arrendersi all’evidenza che un viaggio di 2400 Km, per la metà da affrontare in pieno deserto, comporterebbe troppi rischi allo stato attuale delle cose.
Si passa la notte nel porto, dopo aver fatto campo insieme ai camionisti in un piazzale, una scatoletta di tonno è la cena, il sacco a pelo sistemato ai piedi dei sedili dell’autobus è il letto, ed alle ore 04.00 si prova a prendere un po’ di sonno.
Sono le ore 6.15: si alza il sole sul porto di Algeri: suona la sveglia per i ragazzi di Music for Peace.
Inizia un altro giorno di missione.

Algeri, Mercoledì 2 Luglio 2008

Il caldo inizia a farsi decisamente sentire qui ad Algeri. L’aria è immobile e l’umidità la fa da padrona su questo spicchio di costa Mediterranea.
La sveglia suona alle ore 7.45, giusto il tempo di darsi una rinfrescata prima di incamminarsi verso la sede centrale della Tarros, dove i volontari sono attesi per le ore 09.00.
Durante il tragitto arriva la comunicazione che la nave della CNAN è ancora al porto di Orano; ormai sbalorditi ed increduli per la situazione, questo ulteriore ritardo mette lo staff di missione di fronte alla concreta possibilità di ritardare la partenza a lunedì o addirittura martedì, visto che non solo il fine settimana locale va da mercoledì pomeriggio a venerdì, ma questa settima il week end si andrebbe ad unire alla festa di sabato 5 luglio, giorno in cui l’Algeria conquistò l’indipendenza dal colonialismo francese.
Il problema di fondo è che la compagnia di bandiera algerina aveva garantito il passaggio prima dal porto di Algeri e successivamente da quello di Orano; il mutato tragitto ha dato il via ad una serie di problematiche impreviste, che i volontari si trovano nell’obbligo di affrontare.
Alle ore 08.45 Giuseppe, Roberto C., Stefano, Roberto D., accompagnati da Ammi Salem, responsabile della Media Luna Roja Saharawi, sono ricevuti dal Capitano Ahmed Amokrane. Bisogna chiarire e chiudere la questione del pagamento delle tasse portuali.
Il Direttore Generale ed il Presidente della società Monsieur Sala Bischer, dimostrano grande sensibilità per il lavoro portato avanti dai volontari e dopo più di un’ora di colloquio, da un’iniziale spesa di 1350 euro a carico dell’associazione si è passati a 590 euro per le pratiche di sbarco e di movimentazione dei container.
Un primo problema è risolto, rimane la questione fondamentale del ritardo della CNAN. A questo proposito i volontari alle ore 11.00 si recano nella sede operativa della Croissant Rouge Algerien.
La soluzione proposta da Stefano è quella di sbarcare il carico ad Orano, in modo da poter partire con i container da Algeri, guadagnare 400 Km ed unire il convoglio in un secondo momento.
A quanto pare l’escamotage non sembra fattibile, a causa di tutta una serie di pratiche burocratiche che rallenterebbero ulteriormente le procedure.
A questo punto la pazienza dei volontari inizia a venir meno; non bisogna dimenticare che la “merce” in questione sono aiuti umanitari destinati ad una popolazione che vive in uno stato di estrema necessità, trovandosi in mezzo ad un deserto, senza la ben che minima autosufficienza economica e tanto meno alimentare ed ai quali sicuramente poco importa e deve importare tutta questa serie di complicazioni legate, in ultima analisi, a pezzi di carta con dei timbri o delle firme sopra.
L’esternazione di questo disappunto porta le alte cariche della Croissant Rouge a mobilitarsi ulteriormente per risolvere la questione.
Sono le ore 11.45; mentre i telefoni delle autorità algerine si riscaldano per cercare di trovare una soluzione, i volontari proseguono con l’altra parte del loro lavoro mettendo in rete, sempre con l’appoggio di chi è rimasto a Genova, l’ultimo aggiornamento del diario di bordo e le prime foto della missione.
Ore 13.00: l’accordo raggiunto è questo: la CRA mette a disposizione una squadra pronta a far partire il carico imbarcato sulla nave della CNAN nel minor tempo possibile, sempre che questo arrivi nel primo pomeriggio di giovedì e poter così permettere la partenza del convoglio giovedì notte.
Le ultime comunicazioni con il Gruppo CNAN danno la nave in partenza nella serata di oggi. Naturalmente questo per dovere di cronaca, perché a quanto pare sembra difficile poter dare qualcosa per certo.
Ore 13.30: la situazione si tranquillizza ed i volontari possono concedersi una pausa per il pranzo.
Il viaggio verso un locale nella periferia Sud di Algeri da la possibilità agli operatori di Music for Peace di fare una constatazione: fiancheggiando uno dei quartieri più popolari della città salta alla vista un’incredibile quantità di parabole appese ai balconi di abitazioni fatiscenti: l’espressione più evidente del falso sogno occidentale.
Alle ore 18.00 Monsieur Ali Biane, direttore operativo della Croce Rossa Algerina sul porto di Orano, informa che la nave non è ancora salpata, ma che la partenza dovrebbe essere prevista tra le ore 20.00 e le ore 22.00.
A questo punto non rimane altro da fare che aspettare e sperare nel pronto arrivo della CNAN, come è uso dire da queste parti……INCHALLAH !!!

Algeri, Martedì 1 Luglio 2008

La sveglia per i volontari oggi suona alle ore 9.00, nella speranza che Ammi porti buone notizie dal fronte del porto doganale.
La speranza è presto delusa. Ammi arriva dai ragazzi alle ore 10.00, comunicando alla delegazione che la nave contenente il materiale rotabile non è ancora attraccata e che addirittura l’arrivo potrebbe essere posticipato a domani.
Un po’ sconfortati dalla notizia, i volontari proseguono il lavoro sul computer, per poter così terminare la redazione delle foto.
Alle ore 14.15 una nuova telefonata cambia il programma della giornata: bisogna recarsi nella sede centrale della Tarros per poter chiarire tutti i termini dello sbarco.
Alle ore 14.50 i volontari sono in riunione con il capitano Ahmed Amokrane, Direttore Generale della Tarros Agency. Dopo un cordiale colloquio il capitano ha garantito la massima collaborazione con l’associazione per diminuire il più possibile le spese portuali per lo scarico e la movimentazione delle merci.
Alle ore 15.30 i volontari rientrati in albergo continuano il lavoro sulla mostra fotografica.
Il prossimo appuntamento è segnato per le ore 19.00 nel Centro Culturale Saharawi, per poter avere la registrazione del servizio televisivo andato in onda ieri sulla tv nazionale algerina.
Alle 17.30 Ammi chiama i volontari per comunicare la possibilità di recarsi negli uffici della Tarros del porto di Algeri e poter così ulteriormente chiarire la questione delle spese portuali. L’appuntamento è stabilito per le ore 18.00.
Alle ore 18.15 un contrattempo dovuto al caotico traffico d’Algeri impedisce l’arrivo in tempo utile al porto. Oggi sembra proprio che la giornata non giri nel modo giusto per i volontari dell’associazione.
Alle ore 19.00 i volontari sono nel Centro Culturale Saharawi. Insieme a loro c’è anche la Presidente della “Asociaciòn de los amigos del pueblo Saharawi de Castilla y Leon” con la quale scambiano opinioni sulla situazione dei campi profughi e sulle strategie di lavoro adottate nei rispettivi Paesi. La breve chiacchierata è stata molto piacevole ed al momento di salutarsi le due associazioni hanno provveduto a scambiarsi i recapiti e poter rimanere in contatto una volta arrivati nei campi.
Alle ore 21.30, mentre i volontari cercano un posto dove poter mangiare qualcosa per la cena, arriva la buona notizia della giornata: la Tarros è appena arrivata nel porto di Algeri; la speranza di iniziare il viaggio entrò giovedì, giorno che precede la festa nel quale il mondo arabo si blocca, non è ancora del tutto perduta.

Algeri, Lunedì 30 Giugno 2008

Alle ore 9.00 i volontari di Music for Peace sono attesi nella sede del centro operativo della Croissant Rouge Algerien per sbrigare le ultimissime pratiche al fine di velocizzare il più possibile lo sdoganamento dei container. Anche oggi la disponibilità dell’istituzione algerina è massima, ma la burocrazia portuale ci mette del suo: i documenti stilati sabato non soddisfano le richieste doganali, Stefano fornisce tutte le informazioni necessarie per la riscrittura delle bolle di accompagnamento agli aiuti umanitari. Nel frattempo Giuseppe e Roberto C. approfittano del momento di stallo per inviare il diario di bordo a Gianluca, il volontario che da Genova cura il sito dell’associazione, che a sua volta provvederà ad inserirlo in internet.
Alle ore 11.30 un ulteriore imprevisto: una telefonata della direzione della CNAN ratifica l’arrivo della nave che trasporta gli autobus e la Panda, che slitta da questa sera a domani. La speranza dei volontari è che questo ulteriore ritardo non posticipi la partenza per i campi.
Alle ore 12.15 i volontari lasciano la sede senza purtroppo poter avere la certezza sulla data della partenza del convoglio umanitario.
Alle ore 14.30 i quattro volontari vengono invitati da Madame Habiba Ghrib, della testata giornalistica “Le Jour d’Algerie” per un’ulteriore intervista di approfondimento, dopo che la televisione algerina ha trasmesso il servizio sulla conferenza stampa al telegiornale delle 20.00 di ieri.
Alle ore 15.30 i volontari sono seduti intorno al tavolo di redazione del quotidiano. La prima domanda su come è nata Music for Peace ha dato la possibilità a Stefano di raccontare brevemente la storia dell’associazione, dalla prima missione nel 1994 in Bosnia, quando, insieme ad un gruppo di amici, decide di regolamentare per 15 giorni l’ingresso alla discoteca Moro Mare Musica non con denaro ma con generi di prima necessità, passando per l’istituzione di Creativi della Notte Music for Peace Onlus, avvenuta nel 2002, anno della missione in Afghanistan, fino ad oggi, la seconda missione in Saharawi. Il giornale, avendo partecipato alla conferenza stampa di domenica, conosceva già la motivazione per la quale Music for Peace non chiede denaro e porta direttamente gli aiuti, ovvero la volontà di rispondere alle classiche perplessità della gente: “si, io ti do i soldi ma poi chissà dove vanno a finire” e “ ma le cose che spedite arrivano?”. Quindi le domande poste sono state più specifiche, ovvero se vi erano e quali fossero le partnership con altre associazioni e quali fossero i progetti futuri; si è potuto così parlare della stretta collaborazione con le istituzioni italiane ed algerine, delle associazioni che hanno collaborato con Music for Peace nelle diverse missioni e della volontà per il prossimo anno di rispondere alla richiesta di aiuti umanitari pervenuta all’associazione dall’Afghanistan, senza naturalmente abbandonare la questione Saharawi, dove la volontà sarebbe quella di attuare un progetto pilota per la ricostruzione di un villaggio. Il caldo oggi si fa sentire; la colonnina di mercurio segna i 40° forse a voler preparare i volontari alle temperature ben più torride che incontreranno durante il viaggio e nei campi profughi.
La serata è dedicata al riposo, con Stefano che accusa un leggero stato influenzale sicuramente dovuto al caldo ed alla stanchezza accumulata negli ultimi mesi. Si va a dormire presto questa sera per riprendere le forze e poter così affrontare al meglio gli ultimi giorni di burocrazia algerina.

Domenica 29 Giugno 2008 - Algeri

Giornata fitta di appuntamenti istituzionali per i volontari di Music for Peace.

h. 7.00. La sveglia suona.

h.8.00 Ammi arriva puntuale e la delegazione parte per recarsi al primo appuntamento della giornata: l’Ambasciata Italiana ad Algeri. Ad accogliere Stefano, Giuseppe, Roberto C. e Roberto D. il Dott. Cianfarani, responsabile agli Affari Commerciali, al quale Stefano consegna le lettere da parte delle istituzioni liguri.
L’incontro è stato caratterizzato da un clima di grande rispetto reciproco per il lavoro svolto e oltre ad aver avuto la funzione di informare la nostra Rappresentanza sull’operato dell’associazione ha permesso al Dott. Cianfarani di prendere nota del percorso che i volontari si apprestano a compiere con la carovana di aiuti umanitari, per garantirne la massima incolumità.

h. 9.30, una telefonata dalla segreteria del Dott. Draa, Direttore Generale della CNAN MED GROUP, informa lo staff di missione che l’appuntamento è fissato per le ore 15.00, anche per venire incontro alle necessità del gruppo che alle ore 10.00 ha fissata la conferenza stampa nella sede del centro culturale Saharawi.
L’ottima organizzazione del responsabile del centro, ha reso possibile una conferenza stampa alla presenza della TVA, tv nazionale algerina (l’equivalente della nostra RAI), della Radio Nazionale Algerina “Chaine 1” e di otto testate giornalistivìche, tra cui: “Le Jour d’Algeri”, “Le Jeune Independant”, “El Massa”, “El Djazair News” e “El Hiwar”; ha presieduto l’incontro l’ Ambasciatore Saharawi, S.E. Brahim Ghali.
Diversi sono stati i temi toccati da Stefano, che ha parlato a nome dell’associazione.
Il fatto che Music for Peace non raccolga denaro ma generi di prima necessità ha prontamente catturato l’attenzione dei presenti ed ha permesso di toccare una problematica importante e molto attuale: viviamo in un mondo caratterizzato sempre più da una crescente affermazione dell’individualismo, che ci allontana dal nostro essere collettivo per rinchiuderci nei nostri interessi specifici; è la vittoria dell’ “io” sul “noi”, che sta tragicamente portando i popoli della terra ha mettersi gli uni contro gli altri, facendo in questo modo il gioco dei potenti, quei pochissimi che realmente tirano le fila di un immenso, immaginario, teatro delle marionette e la cui unica preoccupazione è di attuare quella che gli antichi romani ci hanno insegnato essere la strategia migliore per mantenere il potere: Divìdi et Impera.
Un altro punto che ha positivamente impressionato i presenti è stata la spiegazione del modo in cui questi generi sono stati raccolti, ovvero pacco per pacco dalla popolazione; da qui, l’importanza della sensibilizzazione ma soprattutto della comunicazione e dell’informazione, a cominciare da quella giornaliera su carta stampata e tv; il fatto che in moltissime parti del mondo, tra cui l’Italia, si sappia poco o nulla di una situazione tanto grave come quella Saharawi, o che venga manipolata l’informazione a seconda degli interessi che questa deve tutelare, non può essere una situazione tollerabile.
Grazie alla sincerità ed alla trasparenza percepita di presenti nelle parole di Stefano, la conferenza stampa è diventata molto più simile ad una piacevolissima chiacchierata tra chi vuole credere a degli ideali di pace e fratellanza tra i popoli, tanto e vero che al termine formale della conferenza, diversi giornalisti si sono fermati a spendere ancora due parole con i ragazzi di Music for Peace.

h. 15.00 Solo il tempo di una breve pausa per il pranzo ed i volontari sono accolti dal Dott. Draa nella sede generale della CNAN MED GROUP, compagnia di bandiera dell’Algeria. Qui vengono informati che l’arrivo della nave che trasporta il materiale rotabile avverrà nella serata di lunedì, il che vuol dire che martedì il carico verrà sbarcato. Per ora nessun ritardo sulla tabella di marcia.
I volontari salutano il Dott. Draa con la promessa di un rinnovato impegno a supporto del Progetto Solidarbus.

h. 16.30 i volontari possono approfittare di una pausa di relax prima dell’incontro, stabilito per le ore 20.00, presso l’Ambasciata Saharawi.

h. 20.00 L’ultimo appuntamento istituzionale della giornata vede i volontari a cena con le più alte cariche Saharawi presenti ad Algeri: S.E. l’Ambasciatore Brahim Ghali (Ministro della difesa durante la guerra del Sahara Occidentale e primo segretario generale del Fronte Polisario), il Presidente della Croissant Rouge Algerien Dott. Hadj Hammou Benzeguir, il Responsabile delle Relazioni Estere e Cooperazione per la Media Luna Roja Saharawi Dott Hammad Bourhah, il Responsabile della Cellula Congiunta di Croissant Rouge Algerien e Media Luna Roja Saharawi Sig. Ali Biane ed il Direttore del Paternariato Internazionale della Croissant Rouge Algerien Dott. Ali Bouguedour.
Il clima della formalità ha presto lasciato lo spazio ad un ambiente molto disteso, dove si è parlato con franchezza delle problematiche che affliggono il popolo Saharawi, primi fra tutti i tanti interessi economici gravitanti attorno il territorio del Sahara Occidentale, concordando sull’espressa volontà da parte dei presenti di stringere un paternariato per poter realizzare un progetto che oltre ad aiutare materialmente la popolazione dei campi profughi, punto naturalmente essenziale, riesca ad effettuare una grande opera di sensibilizzazione sulla popolazione del mondo occidentale, che ha bisogno di capire che l’80% delle risorse economiche mondiali non possono e non devono risiedere nel 20% della popolazione.

Ore 00.00 tornati all’albergo i ragazzi si mettono alla necessaria lavorazione delle fotografie scattate durante la giornata e del diario di bordo.

Ore 02.00 stanchi ma soddisfatti e contenti per i molti consensi oggi ottenuti, i volontari possono finalmente concedersi il meritato riposo.

Sabato 28 Giugno 2008 - Algeri

Riprende il normale ritmo di vita dopo la “Djumuaa” ad Algeri.

h.7.30 suona la sveglia per i volontari che, come insegna l’esperienza dello scorso anno, possono, ancora per pochi giorni, usufruire dell’acqua corrente, particolare forse insignificante per la nostra normale vita quotidiana, ma che diventerà un agognato lusso quando la “doccia” sarà un secchio d’acqua, condiviso tra i volontari e la famiglia che li ospiterà nei campi, da far bastare per un paio di giorni. h. 8.30 Roberto D., Stefano, Giuseppe e Roberto C., vengono accompagnati da Ammi Salem all’incontro con Monsieur Bougadour, direttore operativo della Croissant Rouge Algerien.
La disponibilità dell’istituzione Algerina è massima, nonostante sarà la prima volta, dopo venti anni, in cui un convoglio di aiuti umanitari verrà sdoganato e partirà dalla capitale algerina verso i campi profughi Saharawi, senza passare da Orano, porto normalmente designato per tali procedere. L’ unico inconveniente presentatosi allo staff di missione è stata la richiesta di un ulteriore documento di donazione motivato da necessità doganali. Grazie all’attiva collaborazione con i volontari rimasti a Genova, in poco tempo il nuovo documento arriva via mail ed alle 11.30 è approvato dal Direttore Bougadour. Gli appuntamenti fissati per oggi con Monsieur Draa, direttore della CNAN, la compagnia navale che sta trasportando il materiale rotabile attraverso il Mediterraneo e l’Ambasciata Italiana sono purtroppo saltati a causa di impegni imprevisti andandosi ad aggiungere alla già fitta giornata di domani. Questi mancati appuntamenti non lasciano i ragazzi di Music for Peace con le mani in mano ed il pomeriggio viene occupato cercando di risolvere il problema della configurazione del pc alla rete algerina per poter permett